"Il tuo nome è Rose, e sei mia madre e l'anno è il 1968, l'Anno della Scimmia"

 

Il libro

Little Dog, la voce di questo straordinario romanzo di esordio tradotto in tutto il mondo, ricostruisce in una lettera alla madre la storia della sua famiglia, segnata dalla guerra del Vietnam e dall'emigrazione negli Stati Uniti. Arrivati in America nel 1990, Little Dog e sua madre Rose si stabiliscono in Connecticut, dove lei si mantiene facendo manicure e pedicure. Ma la donna soffre di un disturbo da stress post-traumatico che si manifesta in violenti scoppi d’ira contro il figlio, alternati a gesti di tenerezza assoluta. Con loro abita la nonna Lan, che ha vissuto il dramma della guerra in prima persona: fuggita da un matrimonio combinato con un uomo molto più anziano, è costretta a vendersi ai soldati americani per mantenersi. Little Dog, crescendo, si fa interprete del dialogo impossibile tra le generazioni della sua famiglia tutta al femminile, unendo due donne che non parlano l’inglese e faticano a integrarsi nella cultura americana. Prendendosi cura degli altri, Little Dog impara a conoscere se stesso, dal difficile rapporto con i suoi coetanei che lo prendono di mira per la sua diversità, fino alla scoperta dell’amore. Accolto dalla critica come il nuovo grande romanzo americano, Brevemente risplendiamo sulla terra è una straordinaria storia di formazione che, attraverso il legame d’amore tra un figlio e una madre, parla di identità, differenza, di come impariamo ad abitare i sentimenti più grandi.

La mia lettura

Seguo Ocean Vuong su Instagram, lo avevo notato quando era stato pubblicato il suo libro di poesie “Cielo notturno con fori d’uscita “ sempre pubblicato da La nave di Teseo, appena ho visto il libro ho deciso di leggerlo perché ho una consolidata predilezione per autori asiatico-americani (e per molti autori naturalizzati americani), mi affascina molto il loro modo di raccontare la migrazione, il dramma dell’integrazione (perché è sempre un dramma!), lo sforzo di conservare una identità e mi piace tanto anche leggere come viene declinato il sogno americano partendo dalla loro cultura. La prima cosa a cui mi ha fatto pensare questo romanzo è stato un altro romanzo, The Refugees di Viet Thanh Nguyen (anche lui vietnamita naturalizzato americano) pubblicato in Italia circa 4 anni fa da Neri Pozza con il titolo di “Il simpatizzante” (bellissimo romanzo), Viet Thanh Nguyen, come Ocean Vuong, racconta una grande verità: ogni guerra si svolge prima di tutto sul campo di battaglia e poi continua all’infinito nella memoria di quelli che l’hanno vissuta e combattuta.

La guerra del Vietnam è stata una guerra che ha lasciato sul campo di battaglia morti reali e morti viventi perché la maggior parte dei sopravvissuti, da una parte e dall’altra, non è riuscita a togliersi di dosso l’orrore. La storia di Ocean Vuong ha sicuramente elementi autobiografici che la rendono, come avviene in questi casi, più ficcante, è impossibile non identificare il protagonista e voce narrante Little Dog con il viso e il corpo minuto dell’autore che già visivamente evoca l’idea di un mondo interiore complesso e sopravvissuto ad agoni di sentimenti. Il libro è scritto con lo stile del memoir, più precisamente Ocean Vuong ha scelto la forma epistolare per dare voce al suo protagonista che si trova a confessare a sua madre tutti i pensieri che si è tenuto dentro, che ha “appuntato” meticolosamente nella memoria perché si sono portati dietro ferite reali e ferite emotive.

Il percorso di integrazione della famiglia di Little Dog negli Stati Uniti evidenzia in modo crudo la grande verità: l’America è stata costruita sulla divisione razziale, la frattura sociale, culturale, morale è presente ancora oggi nonostante da qui ai prossimi 20 anni la popolazione bianca sarà destinata a rappresentare un minoranza. Little Dog, cagnolino è il nomignolo con cui sua madre e sua nonna Lan lo chiamano:

“Quale donna che aveva scelto per sé stessa e per la figlia il nome di un fiore avrebbe potuto dare del cane a suo nipote”

Mi ha colpito profondamente l’analisi psicologica che Ocean Vuong ha fatto del suo personaggio, è sceso in profondità cercando di guardare il rapporto con la madre e la nonna anche attraverso la cultura di appartenenza, in Vietnam un bambino, un ragazzino che rappresentava la parte debole del “gregge” veniva identificato con epiteti dispregiativi per far sì che gli spiriti maligni che aleggiavano sulla casa sentendo un brutto nome non si fermavano …

“Amare qualcosa, allora, significa darle il nome di una cosa senza valore”.

Le violenze che Little Dog subisce da sua madre sono tante spine che si conficcano letteralmente in chi legge, si resta emotivamente attoniti perché il dramma vero è rendersi conto che quella donna non è realmente un mostro, è una creatura che soffre, non è riuscita a imparare l’inglese, non sa leggere, non sa parlare, ha la mente occupata ancora completamente dalla paura, basta lo scherzo ingenuo di un bambino, un “Boom!” a scatenarne una aggressività cieca.

“Non sei un mostro ho detto. Ma ho mentito”.

Cerca di darsi ogni tipo di spiegazione Little Dog, ma quando la madre lo picchia è solo un bambino, da adulto cercherà di giustificare le violenze con lo stress post-traumatico subito dalla madre dopo la guerra, ma a ognuno le sue ferite e anche le sue non sono destinate a rimarginarsi. Il rapporto tra madre e figlio è un rapporto totalizzante, simbiotico, Little Dog cresce con l’idea di rendersi invisibile agli occhi di tutti per sfuggire ai pericoli che i pregiudizi e il razzismo comportano, strazianti i continui tentativi per entrare in sintonia emotiva con la madre, indossa il suo vestito bianco per assomigliarle un po’ … e la scoperta del proprio orientamento sessuale sarà un pretesto per sentirsi simile a lei: un mostro. Il sogno americano della madre di Little Dog si realizza dandogli da bere “latte americano” e comprando in saldo un vestito bianco:

“Sembro una vera americana? […] Era troppo formale per le circostanze in cui avresti potuto usarlo, ma era abbastanza casuale da suggerire almeno una possibilità che tu potessi usarlo. Una chance. Ho annuito, sorridendo forte”

Qui c’è un figlio che cerca di insegnare alla madre l’inglese, capovolge quella gerarchia familiare già molto labile nel loro rapporto, l’autore cita “Dove lei non è” di Barthes, il libro che scrisse pagina dopo pagina nell’anno successivo alla morte della madre:

“Ho riletto Dove lei non è di Barthes ieri […] ho deciso di scriverti. A te che sei ancora viva”.

Brevemente risplendiamo sulla terra è intriso di poesia, particolarmente bella la metafora della migrazione delle farfalle monarca, struggente è la scoperta del sesso da parte di Little Dog che arriva in qualche modo a realizzare la sua libertà seppure attraverso gesti e sentimenti che non lasciano spazio alla tenerezza. Recentemente ho letto un altro bellissimo romanzo che parla di migrazione: "L’Ingrata" di Dina Nayeri e anche il tanto criticato "Il sale della terra" di Jeanine Cummins (che a me non è dispiaciuto), oggi più che mai il tema è oggetto di attenzione e la letteratura sente, per fortuna, l’esigenza di raccontarlo. I personaggi di Lan (la nonna) e della madre di Little Dog offrono l’opportunità a Ocean Vuong di raccontarci il Vietnam della guerra con la voce dei vietnamiti, mi viene in mente un americano che ha voluto rappresentare questa guerra secondo i due punti di vista: Tim O'Brien con i racconti “The things they carried”, ma questa è un’altra storia.

Brevemente risplendiamo sulla terra - Ocean Vuong- La nave di Teseo – (Traduzione Claudia Durastanti) Pp. 292 € 15,30 brossura su IBS

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