Siamo sempre a New York, più precisamente a Brooklyn dove vi porto con un libro speciale: Il mondo fuori di Tova Mirvis, questa è la trama.

Il libro

La madre di Tzippy Goldman ha progettato il matrimonio della figlia prima ancora che nascesse. Ma Tzippy, considerata già zitella a ventidue anni, ha altri programmi. Non vede l'ora di fare nuove esperienze e rifugge le prospettive soffocanti dei moniti religiosi e dei convenevoli romantici. Il suo futuro marito, Bryan Miller, vive con la famiglia in una comunità ebraica del New Jersey. Come tutti gli ebrei ortodossi del mondo trascorrono i sabati nelle sinagoghe e la domenica vanno con i figli al campionato di baseball. Ma Bryan è stanco di questi compromessi, lui crede con convinzione e anela a un conforto divino. Il corteggiamento tra i due ragazzi rappresenta il momento di incontro e scontro tra antico e moderno.

Il mondo fuori di Tova Mirvis

Traduzione: S. Pareschi

Editore: Einaudi

Anno edizione: 2004

Pagine: 342 p., Rilegato € 18,00

Nella sinossi si fa riferimento al New Jersey dove vive uno dei personaggi io però vi voglio portare a Brooklyn dove vive lei, la protagonista, Tzippy Goldman.

Una volta Brooklyn per chi viveva a Manhattan era una sorta di “paese straniero”: «per Truman andare a Brooklyn doveva essere un po' come per Livingstone andare in Africa», così disse un amico di Truman Capote quando questi si trasferì a Brooklyn addirittura nel 1945.

Macelli, bordelli, ciminiere, strade malfamate, questo era Brooklyn prima che un numero non indifferente di personaggi famosi vi si trasferisse contribuendo, purtroppo o per fortuna, alla gentrificazione.

Malamud, Hubert Selby jr, Marianne Moore, Colson Whitehead, Jonathan Safran Foer, Nicole Krauss, questi sono solo alcuni degli scrittori che vivono lì, Jonathan Lethem è probabilmente quello che ambienta molti suoi libri proprio a Brooklyn dove è nato.

Ma ci abitarono anche i figli di Thomas Mann Erika, Klaus e Golo (Erika fu una corrispondente dagli Stati Uniti per la BBC).

Cosa c’è esattamente a Brooklyn, la “Broccolino” italiana?

Il quartiere è diviso in tanti quartieri:

Williamsburg molto conosciuto sia perché particolarmente amato dagli hipster che lo hanno “condannato” alla gentrificazione ma anche e soprattutto perché è abitato da una numerosa comunità chassidica chiamata Satmar, nome che trae origine dalla città Ungherese, da cui provenivano gli attuali membri. Quasi tutti i componenti sono i discendenti dei sopravvissuti alla Shoah, che si sono trasferiti negli Stati Uniti al termine della guerra.

Greenpoint è il quartiere più a nord di Brooklyn, confina con Williamsburg, abitato da tempo da una comunità di polacchi-americani. Ci sono molti spazi verdi per questo Greenpoint piace alle famiglie ma anche ai sigle che lo trovano pratico e gradevole grazie anche alla presenza di tanti locali.

Dumbo ( Down Under the Manhattan Bridge Overpass), quartiere più artistico posizionato tra il Manhattan Bridge e il Brooklyn Bridge

Prospect Heights famoso per le brownstone ( le case di mattoni scuri) ci abitano Woody Allen a Barbra Streisand.

Bushwick particolare per la street art

Coney Island con i luna park e le spiagge

Verrazzano-Narrows Bridge è un ponte sospeso di New York che collega i due borough di Brooklyn e Staten Island passando sopra il Narrows, il braccio di mare che separa i due distretti. È intitolato al navigatore italiano Giovanni da Verrazzano.

Come dicevo Lethem è quello che racconta meglio il quartiere, racconta benissimo Brooklyn in Motherless Brooklyn per esempio.

Cresciuto nella zona di Boerum Hill (pronunciato BORE-um), la sua casa era una palazzina a schiera, il rapporto molto stretto con i condomini è stato fonte di ispirazione per lo scrittore. Oggi è un quartiere molto ben tenuto, pieno di verde.

Una cosa che lo scrittore difenderà sempre è il “miscuglio” etnico di Brooklyn che pur non essendo più particolarmente bohemienne come negli anni Settanta continua a mantenere una atmosfera sempre speciale.

 

 

 

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