Il libro

La Finlandia, agli inizi del Novecento, è ancora sotto il giogo dell’Impero russo. Nelle campagne regnano fame e miseria. In fuga dalla povertà e dalle persecuzioni della polizia zarista, i tre fratelli Koski abbandonano la nativa Suomi per approdare negli Stati Uniti. Aino crede nel lavoro come fonte di una nuova giustizia e di una nuova dignità.
Confida nell’unione sindacale, che è agli albori, come strumento di riscatto. Mette in gioco tutto il suo temperamento ardente in questa
battaglia per i diritti, spesso in conflitto con i suoi fratelli: l’intraprendente Matti, e il contemplativo Ilmari.

La mia lettura

Un romanzo mastodontico Deep River di Karl Marlantes la cui densità è facilmente immaginabile considerati i temi su cui si sviluppano le vicende dei protagonisti: le lotte del movimento operaio emergente negli Stati Uniti, il rapporto di forza dell’uomo con la natura che non vuole lasciarsi dominare, la nascente industria del legname e la pesca del salmone nel Pacifico.

Aino Koski all’inizio del romanzo è una giovane donna dal carattere risoluto, idealista, coraggiosa, assistiamo alla sua fuga dalla Finlandia zarista e al suo arrivo in America, terra dove cercherà di replicare le lotte già intraprese in patria. Suo fratello Matti si converte alle logiche capitaliste americane, Ilmari invece si accosta alla spiritualità dei nativi americani. Personalità affascinanti e molto diverse per i componenti di questa famiglia che deve fare i conti con i veloci mutamenti della società in cui si trova a vivere conciliandoli con il desiderio di identità.

Aino e la sua famiglia sono un pezzo di storia della Finlandia, un paese che ho visitato ma che, confesso, non ho mai approfondito più di tanto. Non avevo mai riflettuto sulla sua storia, sulle dominazioni subite, sulle sorti del paese sotto lo zar Nicola II che impose una politica panslavista volta a rigettare qualsivoglia richiesta da parte finlandese e la conseguente rivolta è stata definita «la guerra di classe più chiara dell’Europa del 20° secolo». E’ in questo scenario storico che prendono il via le vicende di Deep River.

E’ molto avvincente leggere attraverso il personaggio di Aino di come sia nato e cresciuto in Finlandia, a partire dal 1899, un partito di massa della classe lavoratrice con la sua cultura socialista e i numerosi gruppi di donne lavoratrici. Il movimento operaio finlandese puntava ad educare e a organizzare pazientemente i lavoratori, quello che Aino proverà a fare con i taglialegna in America.

Deep River mi ha permesso di approfondire la storia del “Wobblies” ( Industrial Workers of the World associazione militante "radicale" del movimento operaio statunitense.), il dramma della deforestazione negli USA e l’epopea della famiglia Koski si innesta perfettamente nella narrazione della sofferenza che è universale, è di tutti gli uomini e di tutte le donne che sono costretti al coraggio dalla miseria e dalla sopraffazione.

Dal fallimento degli ultimi scioperi aveva imparato che scioperare quando i prezzi erano bassi era una pessima idea. Adesso però, con la guerra in Europa, i prezzi salivano e i padroni guadagnavano molti soldi. E, cosa più importante, c’era la piena occupazione: niente fame, niente boscaioli o operai disoccupati disposti a fare i crumiri pur di riuscire a mantenere la famiglia. Era quello il momento dell’IWW

Cita, Marlantes, il famoso sciopero dei minatori di Bisbee (Arizona) quando circa 1.300 lavoratori scesero in piazza per contestare i bassi salari e vennero deportati nella città abbandonata di Tres Hermanas nel deserto del New Mexico.

La gente riusciva a fare di uomini ordinari degli eroi pieni di mistero, pensò Aino. Contrabbandieri. Che sciocchezza: Erano solo dei giovani che tornati dalla guerra non volevano ritrovarsi nello stesso sistema di salari da fame – quello stesso sistema che tanto per cominciare li aveva mandati laggiù senza una buona ragione. “

Ho pensato più volte leggendo che Deep River è una sorta di romanzo storico.

La prosa di Marlantes è lineare, non indugia in descrizioni meticolose eppure è facile immaginare il freddo, la fame, le baracche, le foreste di cui ci racconta. In alcuni momenti mi ha fatto pensare (per la cupezza che incute la miseria raccontata) a L'Assommoir di Émile Zola . Ci sono capitoli molto “documentaristici” eppure non ho avvertito un calo della tensione narrativa.

Il carattere di Aino Koski ad un certo punto mi è sembrato subire una battuta d’arresto, avevo immaginato una maggiore evoluzione ed emancipazione ma sono sicura che la sua ostinazione quasi cieca sia da attribuire alle sue radici, alle cicatrici che si è portata dietro nel Nuovo Mondo , segni tangibili del passato che fa di ogni persona quel che è nel presente e nel futuro.

Gli uomini svolgevano le mansioni fisicamente più pesanti. Tagliare boschi, costruire dighe e strade, spostare cose all’apparenza impossibili da muovere. Aveva sempre provato un vago senso di inferiorità per non essere stata destinata da madre natura a fare quel genere di cose.”

I pensieri di Aino sono sicuramente i meglio approfonditi, è bella la sua presa di coscienza su quanto fosse decisivo il ruolo a cui invece la natura l’aveva destinata, erano cose più “sottili” ma importanti, riuscire a creare solidarietà, a riconciliare famiglie, era una cosa non meno bella “di quella che aveva sperato per la Big One Union”.

Sono i primi anni del Novecento, i discorsi di emancipazione femminile spingevano le donne a compiere anche piccoli atti rivoluzionari come tagliarsi i capelli rivendicando una praticità che prescindeva dal genere, Aino sceglie di non tagliarli e per prepararsi ad affrontare la folla per fare uno dei suoi discorsi si depila le gambe, compra “un reggiseno che le mettesse in evidenza il petto” e delle scarpe con un po’ di tacco per darsi un tono, lei decide di riconoscersi in quanto donna, di mostrarsi femminile nel momento della “battaglia” pubblica, più che nel privato, nel ruolo di madre e di innamorata.

Appassionante, ricco di riferimenti ad episodi della storia del secolo passato, tra Europa e Stati Uniti corre un unico filo che collega le lotte per una vita migliore.

Il futuro a cui ambire era un’umanità migliore e più armoniosa, non il paradiso”.

 

Da leggere.

Deep River di Karl Marlantes

Solferino editore

Traduzione: Marinella Magri’

Pagine 800

Brossura con alette

Prezzo di copertina  22 Euro

Nella foto sul fondo pagina: Striking miners and others being deported from Bisbee on the morning of July 12, 1917. The men are boarding the cattle cars provided by the El Paso and Southwestern Railroad. Source: University of Arizona

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