Continuando con lo “speciale Philip Roth” oggi propongo la lettura di Everyman

Il libro

Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. È l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.

La mia lettura

Everyman’s Jewelry Store, il nome della gioielleria di famiglia dei protagonisti di questo romanzo di Philip Roth di cui vi parlo oggi. Everyman è, tra le anche un omaggio che l’autore americano fa a Shakespeare, all’Amleto più precisamente, facilmente riconoscibile il riferimento nella scena del cimitero quando il protagonista incontra il becchino dove sono seppelliti i suoi genitori. Ma di cosa parla qui Roth? La trama è praticamente inesistente, nel senso che di fatto non c’è una vicenda da raccontare se non la morte del protagonista e i cenni alla vita delle persone che lo hanno circondato. Il tema è la morte, la caducità del corpo, l’incapacità di mantenere intatti i sentimenti per le persone più care quando si intromette l’invidia e qui l’invidia non è per le cose materiali, per il denaro, è per la salute, per aver ricevuto in sorte un corpo che non ti tradisce, che si mantiene integro dall’inizio alla fine. L’Everyman di Roth è destinato a intraprendere un cammino fianco a fianco con la morte fin da piccolissimo, questa sarà per lui una costante, il demone contro cui combattere consapevole di non poterla avere mai vinta la battaglia.

Quando parlavano, lui si sentiva invadere da una freddezza ingiustificata, e la sua reazione alla giovialità del fratello era il silenzio. Il motivo era ridicolo. Odiava Howie per la sua buona salute. Odiava Howie perché in tutta la vita non era mai stato ricoverato in ospedale, perché non sapeva cosa fosse una malattia, perché nessuna parte del suo corpo era mai stata sfregiata dal bisturi del chirurgo, e perché non aveva sei stent di metallo nelle arterie, né un impianto cardiaco di emergenza nella cassa toracica chiamato defibrillatore. (…) Lo odiava perché, anche se erano figli degli stessi genitori e si somigliavano tanto, Howie aveva ereditato l’inespugnabilità fisica e lui la debolezza coronarica e vascolare. (…) Lo odiava e lo invidiava ed era velenosamente geloso di lui e, nei suoi pensieri, quasi insorgeva furioso contro di lui perché la forza che suo fratello aveva applicato alla vita non era stata ostacolata in alcun modo

Cosa vuol dire essere un Everyman? Avrebbe potuto impedirlo? C’è qualcosa che non ha fatto? Probabilmente si, non è riuscito in alcun modo a raccogliere, come ha fatto il fratello Howie egregiamente, l’eredità paterna. Non è stato un buon padre, non è stato un buon marito e quel corpo cagionevole lo ha reso cagionevole anche di spirito.

La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità che era destinato a morire…non era un uomo né bizzarro né deforme né eccessivo in alcun modo, perché dunque, alla sua età, doveva essere ossessionato da pensieri di morte? Era ragionevole e bonario, un uomo industrioso, affabile e moderno, come probabilmente avrebbero ammesso tutti quelli che lo conoscevano bene…la maggior parte della gente, era convinto, lo avrebbe considerato un conformista, così tradizionale e poco avventuroso che dopo l’accademia, invece di fare il pittore e vivere con i soldi che riusciva a raggranellare – che era la sua segreta ambizione – aveva fatto il bravo e, esaudendo più i desideri dei genitori che i suoi, si era sposato e, per avere un lavoro sicuro, si era dato alla pubblicità…

Una riflessione profonda sulle debolezze umane, sulla paura della morte, sull’incapacità di reagire rimanendo invischiato nel vortice degli eventi senza la possibilità di poter tornare indietro. Un romanzo magnifico, uno di quelli che amo di più di Roth.

Everyman - Philip Roth – Einaudi (traduzione di Vincenzo Mantovani ) Pp 123 € 12,82 rilegato

Categoria: