Il libro

Tyler Durden, disilluso dalla cultura vacua e consumistica imperante nel mondo occidentale, è un giovane che si trascina in una vita fatta di bugie e di fallimenti. La sua unica valvola di sfogo sono gli incontri clandestini di boxe nei sotterranei dei bar. Tyler crede di aver trovato in questo modo una strada per riscattare il vuoto della propria esistenza; ma nel mondo del pugilato non c'è posto per alcuna regola, freno o limite. Dal romanzo il regista David Fincher ha tratto un film. Postfazione di Fernanda Pivano.

La mia lettura

Chuck Palahniuk è un autore decisamente speciale, o piace moltissimo o per niente, parlo del Palhniuk autore di romanzi perché poi c’è il Palahniuk autore di saggi che invece si trasforma, è un uomo amabile, un “compagnone” che non ti fa pensare ai temi tormentati che invece infila nei suoi romanzi (conoscendo un po’ la sua biografia è anche abbastanza comprensibile no?). Fight Club è l’opera che lo ha consacrato anche perché dal libro è stato tratto il famosissimo film di David Fincher con Edward Norton e Brad Pitt, il film è del 1999 e viene considerato da molti appassionati cinefili un film di culto, in effetti è molto bello.

Il romanzo ruota attorno alla figura di Tyler Durden, una leggenda più che un uomo, è lui che ha inventato il Fight Club la cui regola fondamentale è che non si parla del Fight Club!

La prima regola del fight club è che non si parla del fight club. La seconda regola del fight club è che non si parla del fight club. La terza regola del fight club, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito.

La voce narrante non ha nome ma sappiamo che “chi parla” è l’unico ad aver conosciuto Tyler, è quello che per primo ha potuto mettere in pratica i “vantaggi” del Fight Club che si rivela una valvola di sfogo, un posto dove le regole sono uguali per tutti. Tyler Durden è un uomo che vuole andare oltre le convenzioni, è uno che quando proietta i film vi inserisce scene pornografiche così per sfregio, è uno che quando fa il cameriere sputa nei piatti che porta in tavola ai clienti, lui ha creato il Fight Club per aiutare i membri a liberare la violenza repressa, la rabbia, i pugni che si danno l’un l’altro sono lo strumento per sfogarsi contro la società, contro il capo che bisogna sopportare ogni giorno o contro qualunque altra cosa generi ansia e malessere interiore.

Ma la storia è tale da creare, man mano che il Fight Club cresce, un coinvolgimento emotivo che avviluppa perché mette in discussione le certezze della quotidianità, lo stile di Palahniuk è molto particolare, non esattamente lineare è caotico, concitato, sembra di leggere pagine scritte da un pazzo eppure tutto torna … Palahniuk voleva, con questo romanzo, dare sfogo al suo dissenso verso una società sempre più volta al consumo …

Il momento più importante della vita, è quando si perde tutto

E’ una storia alienante, questo “esercito rabbioso” del Fight Club fa paura perché ti fa pensare a tutte le volte che avresti voglia di ribellarti, alle volte che vorresti spaccare tutto, a cosa porterebbe tirare fuori le pulsioni più nascoste? Al Fight Club?

Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta.

Da leggere!

Fight club - Chuck Palahniuk – Mondadori (Traduttore:Tullio Dobner) Pagine:191 p., Brossura € 7,99 ebook

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