I quattro idealtipi per descrivere la politica estera americana. I quattro idealtipi a cui si fa riferimento per descrivere la politica estera americana sono da ricondurre ad altrettante figure storiche: Alexander Hamilton, Thomas Woodrow Wilson, Thomas Jefferson e Andrew Jackson. Volendo schematizzare questi archetipi riconducendoli ai due partiti potremmo dire che:

Partito Democratico e Partito Repubblicano

Hamiltoniani Democratici del Comitato nazionale democratico Repubblicani del ‘’country club’’

Wilsoniani Internazionalisti liberali ‘’neo-con’’ Jeffersoniani Leftist isolazionisti Ala libertaria del GOP

Jacksoniani Ala labour Ala tea party

La scuola hamiltoniana considera la politica estera in termini prevalentemente economici e commerciali.

La scuola wilsoniana ritiene che gli USA abbiano il diritto e il dovere di modificare il comportamento di tutto il resto del mondo per promuovere la democrazia che garantisce la pace e i diritti umani.

La scuola jeffersoniana auspica una politica estera che abbia come principale obiettivo strategico la difesa dei valori di libertà e democrazia all’interno del paese mentre non ritengono possibile esportarla all’estero.

La tradizione jacksoniana affonda le radici nel populismo di una classe media molto critica verso il governo federale, rappresenta i cosiddetti outsider… Vi fa venire in mente qualcuno????

Pensate che i jacksoniani vengono accusati di isolazionismo visto che il loro slogan è America First. Questo archetipo in verità è quello che viene bistrattato dai più per il fatto che viene ricondotto ad una visione troppo populista. Per noi però è importante capire questo “modello” perché molti voti al tycoon che oggi lotta per un secondo mandato alla Casa Bianca arrivarono nel 2016 proprio da questa classe media che voleva un voto di rottura per andare contro l’ establishment che aveva perso credibilità.

Non deve stupirci tutto questo visto che in Europa sovranisti e populisti stanno alzando la voce già da un po’! Vi ricordate la prima campagna elettorale di Trump? Make America great again! Ma vien da chiedersi … perché quando è successo che l’America ha smesso di essere grande? Si è fatta promotrice della globalizzazione economica che ha coinvolto il mondo intero cosa stava dicendo Trump?

Stava dando voce alla middle class a cui di questa globalizzazione probabilmente non importava nulla, essere gli “imperatori” del mondo significa anche investire tanto denaro e risorse che poi vanno a gravare sui cittadini comuni per cui … non sarebbe meglio farsi i fatti propri e ridimensionarsi? Trump questo lo ha capito e nn ha fatto tutto da solo, anche gli altri prima di lui avevano mostrato segni di insofferenza!

Vi ricordate Clinton e il Protocollo di Kyoto? Non lo firmò! E George W. Bush se non ci fosse stato l’11 settembre mai avrebbe guardato ad un impegno su larga scala a livello internazionale e Obama? Il buon Obama nel 2008 riuscì a restare alla Casa Bianca per il retrenchment che aveva promesso, rassicurò i suoi connazionali proprio sul fatto che avrebbe ridotto gli impegni USA a livello internazionale … e lo fece!

Tra tutti quelli che “abboccarono” alle esche di Trump nel 2016 ci furono sicuramente gli Stati della cosiddetta Rust Belt: Pennsylvania, Michigan, Ohio dove le numerose industrie chiuse negli anni avevano generato disoccupazione e povertà , i cosiddetti “forgotten men” aiutarono Trump a vincere e mi domando: lo faranno ancora? Non mi risulta che abbia mantenuto così tante promesse!

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