“Mi ero abituato alla mia solitudine, il luogo più sicuro che conoscessi”

Il libro

Questa storia ha inizio a New York quando, appena ventenne, Barack Obama riceve la notizia della morte di suo padre in un incidente stradale. È una scomparsa improvvisa che scatena un inarrestabile flusso di ricordi: la partenza della famiglia materna da un piccolo villaggio del Kansas verso le Hawaii; l’amore, nutrito dall’innocenza della gioventù e dallo spirito libertario dei primi anni Sessanta, tra sua madre e un giovane e promettente studente keniota; la separazione dal padre quando il piccolo Barack ha solo due anni; i dubbi e le paure che ben presto maturano in lui per l’incapacità di dare un senso al suo tormentoso passato. Questa emozionante odissea, alimentata dal profondo desiderio di comprendere le forze diversissime che hanno contribuito a plasmare la sua personalità, può terminare solamente dove tutto è iniziato: in Kenya. Qui Barack incontra la parte africana della sua famiglia, si confronta con le amare verità sulla vita di suo padre, e nella scelta di condividere le lotte delle sue sorelle e dei suoi fratelli africani si riconcilia finalmente con il proprio passato. Ispirata e toccante riflessione sul significato di identità scritta sotto forma di sincero e coinvolgente memoir ben nove anni prima della candidatura di Obama al Senato, I sogni di mio padre ha trasceso i confini della politica diventando un imprescindibile punto di riferimento letterario, e una lettura indispensabile per conoscere in profondità una delle personalità più carismatiche e affascinanti dei nostri giorni.

La mia lettura

Avendo letto prima Becoming, devo confessare che ho trovato la scrittura di Barack Obama meno entusiasmante rispetto a quella di sua moglie Michelle, probabilmente perché lui ha scritto il libro quando aveva circa 33 anni e per sua stessa ammissione dieci anni dopo avrebbe fatto molti cambiamenti proprio nel modo di raccontare ma per scelta ha voluto che si conservasse l’edizione originale perché rappresentava quello che era lui in quel momento: un giovane uomo di colore che stava ancora cercando la sua strada, riflettere sulle sue radici lo aveva stremato e questo traspare perfettamente dal libro. I sogni di mio padre è un libro che affronta il tema della razza e lo contestualizza in diversi paesi, quelli in cui Barack ha vissuto: gli Stati Uniti, le Hawaii, l’Indonesia e il Kenya che era la terra di suo padre. Cosmopolita per via di quella madre, una bianca irrequieta che non voleva vivere una vita lineare, priva di avventure o obiettivi da raggiungere, introverso e solitario, cerebrale direbbe sua moglie, fin da piccolo ha sentito l’esigenza di riflettere sui risvolti sociali che i pregiudizi razziali producono:

“Incrocio di razze. Questa espressione è sgradevole, fastidiosa, foriera di effetti mostruosi ed evoca immagini di un’altra era”.

Ricorda, Obama, di quando il padre (suo omonimo) nel 1960 sposò sua madre, l’espressione “Incrocio di razze” descriveva ancora un reato, in molti Stati degli USA un nero e una bianca non potevano sposarsi, non dimentichiamo che solo nel 1970 la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò il divieto di matrimonio interrazziale come violazione della Costituzione … Nei 19 capitoli il Presidente Obama rievoca la sua storia, incontri, eventi, progetti che lo hanno condotto fino alla Casa Bianca, sua moglie e sua suocera hanno temuto moltissimo che la politica potesse “sbranarlo”, lui così sensibile, idealista, invece si sono dovute ricredere perché i poveri dell’Indonesia, i poveri del Kenya, quelli di Chicago, con cui ha avuto a che fare, che ha cercato di supportare, sono stati probabilmente lo stimolo per provare a cambiare le cose, per tirare fuori le parole e arrivare al cuore di tanti americani.

I ricordi fluiscono pagina dopo pagina, risacca di emozioni condivise, come la prima volta che suo padre tornò negli Stati Uniti per fargli visita, poco più di un estraneo per lui che si era dovuto abituare prima a Lolo, il secondo marito di sua madre, poi a suo nonno che divenne la figura maschile di riferimento quando tornò alle Hawaii.

“Il giorno della partenza […] mio padre ritrovò due dischi, due quarantacinque giri […] Barry mi ero dimenticato di questi. I suoni del tuo continente […] Dài, Barry […] E’ ora che impari dal maestro. Improvvisamente quel corpo magro cominciò a ondeggiare avanti e indietro con le braccia alzate in aria come a tessere una rete invisibile … […] la testa reclinata all’indietro e le anche che descrivevano cerchi stretti. Il ritmo accelerò, i fiati aumentarono di volume, lui seguiva a occhi chiusi la musica, lasciandosi trasportare da quel piacere, poi aprì un occhio e mi diede una sbirciata. Sorrise e sorrise anche mia madre […] Feci qualche passo tentennante a occhi chiusi con le braccia che ondeggiavano. Il canto cresceva d’intensità. Lo sento ancora oggi: nel momento in cui seguii mio padre in quella danza, lui lanciò un grido alto e cristallino, un grido che si lasciava tutto alle spalle, per raggiungere qualcosa di più alto, un urlo che finiva in una risata piena di lacrime.”

Suo padre era un uomo straordinario quanto controverso, ebbe diversi figli che Barack ha conosciuto da adulto, per lui questo padre fu più un mito che una persona in carne e ossa, tuttavia lui è cresciuto con una idea di base: “La fiducia nei propri mezzi. Questo è il segreto del successo di un uomo”.

Mi ha fatto sorridere leggere che il nonno di Obama aveva sullo scaffale della libreria “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie, lui e sua nonna sono due figure importantissime e le pagine che gli dedica sono cariche d’amore e riconoscenza. Bello lo spaccato sociale che emerge delle Hawaii “ In quel periodo nacque la leggenda che le Hawaii fossero un vero e proprio melting pot, un esperimento di armonia razziale”, di fatto poi il giovanissimo Barack ha dovuto fare i conti con l’imbarazzo di frequentare una scuola in cui lui rappresentava una minoranza. Belle le pagine sull’Indonesia e il viaggio che fece in Kenya per conoscere la famiglia, il padre era già morto e lui si è trovato a ripercorrere le tappe di una vita a lui del tutto sconosciuta. Un memoir emotivo, scritto con l’enfasi di chi deve metabolizzare tante cose, a volte ho trovato il tono molto malinconico, quasi triste. Ho capito molte più cose di lui, di certo qualunque progetto decida di portare avanti Barack Obama è un uomo estremamente determinato e coerente oltre che di grande intelligenza. Vi suggerisco di leggerlo per il ruolo che ha avuto e perché penso sentiremo a lungo parlare di lu.

I sogni di mio padre - Barack Obama – GARZANTI (Traduzione di Cristina Cavalli e Gianni Nicola) 480 pagine, Cartonato 20,00 €

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