“Vagai, su e giù per le colline ripide e piccole valli che trasudavano come un ginocchio sbucciato che ha appena iniziato guarire, finché dalla montagna che schermava l’orizzonte a est la luce del sole non si riversò sul bosco, colando tra gli alberi in raggi pesanti.”

Il libro

Alex ha tredici anni quando una notte sua madre decide di partire all’improvviso, portando con sé soltanto uno zaino che sembra aver pronto da sempre. Nel giro di pochi minuti, la sua esistenza verrà irrimediabilmente rivoluzionata: si ritrova in macchina, con niente da mettersi a parte i vestiti con cui ha dormito e senza la minima idea di dove sua madre abbia intenzione di andare. Comincia così un viaggio interminabile – Virginia, Michigan, Texas, California – che ripercorre le tappe dell’inquieta vita di sua madre: i genitori immigrati dalla Sicilia, l’infanzia e l’adolescenza trascorse tra orfanotrofi e famiglie d’affido, le donne che ha amato che per qualche ragione si chiamavano tutte Laura. Fra la strada e i motel, nella strana sospensione data dal costante movimento in avanti, Alex – che fin dalla più tenera età si rifiuta di assumere un’identità di genere, di essere maschio o femmina – imparerà a conoscersi e a conoscere sua madre e scoprirà che l’irrequietezza non è necessariamente un peccato, che ci sono cose a cui è impossibile dare un nome e storie che, per quanto lo si desideri, è impossibile raccontare. E che forse, in fondo, va bene così.

La mia lettura

Ha, Sara Taylor, dei tratti di lirismo che rendono la lettura di questo romanzo qualcosa di veramente piacevole, a questo tono si contrappongono alcuni eventi che invece si portano dietro angosce e paure, desiderio di vendetta, lutti mai elaborati e soprattutto una sorta di mistero rispetto ad Alex. Il vero tema di questo romanzo è la ricerca di identità da parte della madre di Alex, figlia di emigrati italiani (siciliani) deve fare i conti con il fatto di non essersi mai davvero integrata:

“ Non sapeva comportarsi da americana […] non smise mai di fare confusione con i modi di dire americani […]Imparò a passare inosservata, a mimetizzarsi con lo sfondo, debellò il suo accento per non dare nell’occhio […] non era americana, nonostante il numero di previdenza sociale […] non era siciliana […] era eternamente altro”

Ma non era solo un problema di integrazione linguistica la sua, era anche un problema di estrema solitudine, la madre di Alex non ha potuto contare su una famiglia vera, ha provato a crearsene una ma è stato solo un palliativo per sfuggire ai molteplici fallimenti emotivi, al dolore dell’abbandono o forse sarebbe più giusto dire degli abbandoni. Il titolo originale del romanzo è The Lauras, le Laura, nome di alcune delle donne che fecero parte della sua vita, non si chiamavano tutte Laura, alcune si, così quel nome è diventato sinonimo di persona che ha lasciato una traccia nella sua vita.

“Prima di tutto, disse, non si chiamano tutte Laura. Stai lasciando fuori tutte le altre perché ti fa comodo. […] Conobbi Laura da bambina, e quando sei una bambina di otto o nove anni, diciamo, e trovi la tua prima migliore amica, quella per te è la persona più meravigliosa del mondo e sai per certo che sarà tua amica per sempre. […] Ma poi un giorno si trasferisce e lascia un vuoto. E poi incontri un’altra persona […] e allora prendi la nuova Laura e provi a ficcarla nel buco lasciato dalla vecchia Laura.”

Il viaggio di Alex e sua madre dunque è un viaggio per cercare di saziare la sua “fame del passato” e di compiere quel passo che non ha mai avuto il coraggio di compiere, quello verso la giusta direzione per un appagamento anche sentimentale ed emotivo ricostruendo una identità anche sessuale. Come sua madre, Alex non ama gli inquadramenti sessuali:

“Nel caso stessi confondendo sesso e genere, il genere non ce l’ho”

E l’autrice ci lascia per tutto il romanzo con il dubbio sul sesso di Alex tanto da smettere di pensarci. L’entusiasmo che ho provato leggendo le prime 50 pagine devo dire che è scemato man mano perché la storia ad un certo punto si è arenata, se l’autrice mi convince che questa donna ne ha passate di tutti i colori, affidata a diverse famiglie è scappata di continuo, ha subito ogni genere di abuso anche psicologico, farmi credere che in paese come l’America questa stessa persona senza famiglia e senza mezzi sia riuscita a frequentare il college mi riesce molto difficile, il pensiero sull’orientamento sessuale che sembra essere qualcosa che lei ed Alex considerano alla stregua di una costrizione imposta dalla società, io ho trovato sia stato sviluppato poco e il punto di arrivo di tutta la storia mi ha lasciata perplessa.

Diciamo che è partita bene ed è finita male … Se consiglio di leggerlo? Beh in rete troverete molte recensioni positive per cui io suggerisco sempre di farsi una propria idea, io non mi sono pentita anche se non lo considero un gran romanzo.

Il contrario della nostalgia – Sara Taylor – Minimum Fax (Traduzione Assunta Martinese) Pp 295 € 15,30 brossura

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