E’ uscito oggi in anteprima mondiale Il decoro di David Leavitt che uscirà invece negli Stati Uniti a ottobre con il titolo di Shelter in Place! Speriamo che gli americani prendano alla lettera il titolo e votino correttamente per un nuovo Presidente! Comunque in Italia il romanzo è arrivato grazie a SEM tradotto da Fabio Cremonesi (anche traduttore di Kent Haruf) e Alessandra Osti. David Leavitt presenterà il libro con un collegamento in streaming al festival Il libro possibile di Polignano a Mare il programma lo trovate QUI

Invece la mia recensione la trovate su LINKIESTA

Il libro

Qualche giorno dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, in una lussuosa villa del Connecticut, alcuni amici newyorkesi appartenenti all’alta borghesia intellettuale si ritrovano per riprendersi da quella che considerano la più grande catastrofe politica della loro vita. Eva Lindquist, la padrona di casa, propone una sfida. Chi di loro sarebbe disposto a chiedere a Siri come assassinare Trump? Nessuno, a eccezione di un cinico editore, raccoglie la provocazione. Gli amici progressisti di Eva e del marito Bruce con la loro pavida reazione introducono uno dei temi portanti del romanzo: la paura di fronte a un nuovo clima politico. Delusa dal suo paese, dove non si sente più “a casa” e al sicuro, Eva decide di partire per Venezia, città che ha conosciuto e amato in gioventù. Lì, quasi per caso, visita un affascinante appartamento e decide di acquistarlo. Il soggiorno in quella città la aiuta a cercare un nuovo modo di immaginare il mondo. Intorno a quello di Eva si intrecciano i destini degli altri personaggi. Io trovo la verve narrativa di Leavitt irresistibile …

eccovi un brano del romanzo, siamo a circa metà della storia, Eva ha già comprato casa a Venezia, è sconvolta, vuole letteralmente scappare dagli Stati Uniti, ha incaricato un suo amico carissimo di occuparsi della ristrutturazione dell’appartamento …

«Parlando di Venezia, non è eccitante che Eva Lindquist compri quell’appartamento?» disse Min. «Eva compra un appartamento a Venezia?» esclamò Pablo. Min annuì. «E la cosa migliore è che sarà Jake ad arredarlo.» «Non mi hai detto nulla.» «Perché non ho ancora accettato di farlo.» «Certo che hai accettato» ribatté Min. «Non proprio. Eva me l’ha chiesto solo una settimana fa.» «Eva Lindquist» riprese Indira. «Perché conosco questo nome? Ah, certo. L’ho incontrata a quella cosa delle ex alunne della Smith. È venuto fuori che i nostri mariti si conoscono. Dunque si sta comprando un appartamento a Venezia. E perché?» Jake guardò Min, che si passava il tovagliolo fra le dita come se fosse una sciarpa che aveva materializzato dall’etere. «È per le elezioni» disse poi. «Così avrà un posto dove scappare nel caso questo paese diventi fascista.»

«Oh, ma quella è solo una parte della storia» disse Min. «Quella più importante, però... be’, è l’avventura, voglio dire, pensateci. Un’americana va a Venezia, vede un vecchio appartamento, decide sui due piedi di comprarlo e ristrutturarlo.» «La ristrutturazione come storia d’amore» disse Jake. «Be’, sì, certo» disse Indira. «Ciò che mi interessa, però, è quello che hai detto prima, l’idea che questo paese, dove sono accorsi tantissimi dei nostri nonni in cerca di libertà, sia diventato un posto da cui la gente sente di dover scappare. O almeno di doversi tener pronta a scappare da un momento all’altro.

Che ne pensi, Min? Ci si può tirare fuori un articolo?» «Per “Enfilade”?» «Certo, per “Enfilade”. Non ho mai capito perché la gente dia per scontato che le riviste di design e architettura debbano essere... tanto vale che lo dica, il porno del design, dove tutti sono vestiti benissimo, niente Putin, Guantánamo, Ferguson, e le donne passano il tempo a sistemare i cuscini. Soprattutto nell’era di Instagram, quando quello si può fare gratis, online, per ore e ore. Ecco perché la rivista deve offrire qualcosa di diverso. Qualcosa di più succoso.» «Vedete perché l’hanno assunta?» disse Min, posando il tovagliolo sulla tavola e piegandolo in tre, come un asciugamano. «Nuove idee. Una prospettiva innovativa.» «Cosa pensi che l’abbia attirata a Venezia?» domandò Pablo. «Be’, Venezia è Venezia» disse Min. «San Marco, il merletto di Burano e Lord Byron che nuota nel Canal Grande.»

«“Il Canal Grande è la Fifth Avenue dell’Europa medievale” dice Eva Lindquist dell’appartamento che ha appena acquistato nel cuore di Venezia.» «Cercherò di controllare la mia rabbia, Pablo,» disse Min «e di non tirarti in testa questo paratha. Devi perdonarlo, Indira. Da quando ci sono state le elezioni è diventato scorbutico. Capisci, contava sul fatto che Hillary l’avrebbe chiamato per riarredare la Casa Bianca. L’ultima volta, i Clinton avevano fatto venire... non mi ricordo nemmeno come si chiamasse. Tu, Pablo? Era una dell’Arkansas. C’era questa storia dell’Arkansas. Ma adesso non vengono più da lì, adesso sono newyorkesi e possono dare il lavoro a chi vogliono. Avrebbero potuto darlo.» «Lo sai che non ci avevo mai pensato» disse Indira.

«Certo, è logico: ogni presidente vuole lasciare la sua impronta alla Casa Bianca.» «Nixon ha fatto mettere la pista da bowling» disse Pablo. «Mi chiedo cosa farà mettere Trump. Un palo per lo spogliarello?» «Era per Nixon che Rose aveva disegnato la pista da bowling, no?» chiese Min. «No, è stato David Hicks. Rose aveva fatto delle camere da letto.» «Mia madre non glielo perdonò mai» disse Jake. «Lavorare per Nixon, lo considerò un tradimento personale.» «Ma è tutto così affascinante» disse Indira.

«Davvero, fino a stasera non avevo idea che la Casa Bianca avesse que¬sta importanza. Dovremmo fare un articolo anche su questo, non credi, Min? La politica nella ristrutturazione della Casa Bianca. E non una semplice panoramica, piuttosto un resoconto di prima mano. Potresti scriverlo tu, Pablo.» «Non dire sciocchezze» replicò Pablo. «Sai benissimo che noi arredatori siamo tutti analfabeti.» «Ecco perché Dio ha inventato le Min» ribatté Indira.

Il decoro di David Leavitt – SEM – (Traduzione:Fabio Cremonesi, Alessandra Osti) Pp 352 € 16,15 brossura su IBS e € 8,99 ebook

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