Il libro

Il giovane medico Norton Perina ritorna da una spedizione nella remota isola micronesiana di Ivu'ivu con una scoperta sconcertante: ha davvero trovato una cura per l'invecchiamento? Sembra che la carne di un'antica specie di tartaruga contenga la formula per la vita eterna. Perina prova scientificamente la sua tesi e guadagna fama e onori mondiali, ma ben presto scopre che le sue proprietà miracolose hanno un prezzo terribile. E mentre le cose sfuggono rapidamente al suo controllo, i suoi stessi demoni prendono piede, con conseguenze personali devastanti. Cosa pensare quando il genio si rivela un mostro?

La mia lettura

Ho amato talmente tanto “Una vita come tante” che ho cercato in Il popolo degli alberi lo stesso impossibile coinvolgimento. Impossibile perché? Perché la storia è differente of course, perché il protagonista non avrebbe, per sua natura, potuto far breccia nel mio cuore, in quanto alla scrittura di Hanya Yanagihara come dice il traduttore Francesco Pacifico:

« Il suo virtuosismo letterario sembra un atto di guerriglia politica. La sua ricerca della bellezza, uno scherzo da troll fatto al canone letterario maschile occidentale. Il suo premio Nobel Norton Perina, che ha scoperto delle tartarughe che ci rendono immortali ma finisce in disgrazia accusato di pedofilia, è un imprevedibile miscuglio di utopia e prevaricazione, unisce il Phileas Fogg del Giro del mondo in ottanta giorni al Michael Jackson del Neverland Ranch. La scrittura di Yanagihara gioca con i registri per farci ripensare in modo straniante e avvincente cos'è l'eurocentrismo e cos'è l'esotismo»

Sono completamente d’accordo con lui sul fatto che Yanagihara è una scrittrice con un notevole virtuosismo letterario e tenete presente che questo è il suo primo romanzo, comprensibile dunque che sia riuscita ad evolversi poi nel successivo.

Il popolo degli alberi è un romanzo scritto in forma di memoir, Norton Perina è raccontato come un egocentrico che non si pone alcun dubbio sul rapporto tra osservazione e manipolazione, Hanya Yanagihara spinge a riflettere su diversi aspetti della ricerca scientifica: le attività di ricerca e le relative scoperte scientifiche hanno un valore positivo assoluto? Sono bene o male? Quanto conta l’uso che ne viene fatto? Dove finisce la libertà di ricerca? Quali sono le responsabilità etiche dei ricercatori di fronte alle loro scoperte e, soprattutto, nei confronti della comunità?

La figura di Perina così come l’ha “costruita” l’autrice in Il popolo degli alberi è decisamente inquietante e non per le accuse di pedofilia (o almeno non solo), lo è dal punto di vista umano, la prima parte del libro ci presenta Norton Perina da bambino e in questa parte del romanzo ho intravisto la possibilità di un coinvolgimento emotivo, contestualizza il protagonista all’interno della sua famiglia disfunzionale, durante l’infanzia il “personaggio Norton bambino” è capace di grande ferocia manipolatoria destinata ad evolversi in età adulta per toccare il picco al momento di doversi affermare nel mondo scientifico.

“Ho fatto quello che avrebbe fatto qualunque scienziato. E se dovessi – pur sapendo cosa sarebbe stato di Ivu’ivu e della sua gente – probabilmente lo rifarei. Be’, non è del tutto vero: lo rifarei – senza il probabilmente. Non ci dovrei pensare un secondo.”

Non c’è spazio per etica, morale, scrupoli di coscienza, sentimenti. Perina, il suo potere e soprattutto l’abuso di quel potere sono fulcro del romanzo, la personalità di quest’uomo è capace di una indifferenza da lasciare senza parole ma non è la cosa che mi ha più stupito di questo romanzo, trovo che la Yanagihara abbia fatto un lavoro notevole nella descrizione di quest’isola, un po’ paradiso, un po’ inferno, si trasforma lei stessa in scienziata ed è credibilissima.

Sugli interrogativi che ponevo prima riguardo all’etica e alla ricerca, leggendo Il popolo degli alberi mi è tornato in mente uno spettacolo teatrale che ho visto un paio di anni fa: “Copenaghen” ambientato nel 1941 in cui l’autore immagina un dialogo tra il fisico tedesco Heisenberg e il fisico danese Bohr sulla bomba nucleare, ne avrete sentito certamente parlare, è un discorso complesso e venirne a capo è difficilissimo per cui ciò che è più facile giudicare qui è sicuramente l’abuso di natura diversa, più umano, carnale.

I “sognatori” di Il popolo degli alberi non sono creature di questo mondo, sono abitanti dell’Eden che vengono violati, corrotti nella loro ingenuità, nella loro purezza.

Un romanzo crudo, disturbante, sono arrivata in fondo per caparbietà ma confesso che avrei voluto mollare più di una volta.

Lo consiglio? Si ma attenzione, non c’è trasporto emotivo, non c’è pathos e vi sentirete in trappola, prigionieri di una brutta storia che forse non avreste voluto conoscere.

Il popolo degli alberi di Hanya Yanagihara - Editore: Feltrinelli Traduzione di Francesco Pacifico Pagine: 448 p., Brossura € 17,10 io ho ebook 9,99

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