Il libro

Uno dei romanzi più noti di Lethem, narra la storia di Dylan e Mingus, due ragazzi, vicini di casa che abitano a Brooklyn. Dylan è bianco, Mingus è nero: la loro amicizia non è sempre Facile. Un racconto che si snoda dagli anni settanta ai novanta, all'interno della "Fortezza", un isolato abitato da una maggioranza di famiglie nere, dove serpeggia la paura del ritorno dei bianchi. La vita nell'America degli anni settanta è fatta di conflitti razziali e politici che si possono accendere anche a partire da scelte molto piccole: quali canzoni ascoltare e quali amici frequentare. Con gli anni novanta l'atmosfera si fa più distaccata, e le persone sono sempre più avvolte nell'indifferenza e nell'isolamento.

La mia lettura

La fortezza della solitudine è indubbiamente un romanzo di formazione, è un romanzo pieno di Lethem, della sua vita, dei passatismi in cui adora indugiare e che sono la cosa più affascinante per me perché ho la stessa sua mania, mi aggancio a un nome (può essere uno scrittore, un musicista, un pittore ecc) e come una catena di Sant’Antonio comincio a trascinarmi dietro tutto quello che vi gravita attorno fino a perdere di vista il nome di partenza che viene superato da quello che sta all’origine!

Come in altri libri di Lethem anche qui ci sono fumetti, musica, arte, c’è chiaramente Brooklyn, la famiglia (disfunzionale quanto basta), il senso di appartenenza ad una comunità, il bisogno smisurato d’amore.

La fortezza della solitudine gode del vantaggio di essere un romanzo lungo, di quelli che consentono all’autore di approfondire i personaggi, di lasciarsi andare ad una prosa che cesella ogni singolo capitolo (talvolta anche troppo) e lo fa con la caparbietà di un mezzofondista, lo seguiamo al ritmo lento con cui fa crescere Dylan, il suo amico Mingus.

Lethem ci lascia il tempo di affezionarci alla madre di Dylan per costringerci a passare oltre con una cesura che lascia senza fiato noi, figurarsi l’adolescente di cui condividiamo le ambasce.

Il romanzo si sviluppa tra gli anni ’70 e i ’90, Dean Street è molto più di una strada, è un mondo, Dylan Ebdus e Mingus Rude ci raccontano l’amicizia, i conflitti razziali, la musica, ma incarnano anche un qualcosa che appartiene al mondo interiore di ognuno, questi due personaggi sono il senso della perdita, della mancanza, di quello che è passato o si è perso.

“Dean Street” e “Boherum Hill” sono il palcoscenico di Lethem, in La Fortezza della solitudine ci dice che “l’utopia è quello spettacolo che chiude sempre la sera della prima” , è così in effetti, le immagini dei ragazzini che giocano per Dean Street ce li mostra al di fuori del tempo. Le descrizioni di quei momenti è pura utopia, la coesione che si percepisce (anche nelle angherie) è il momento che anticipa la fine di qualcosa che non si ripeterà.

La Fortezza della solitudine racconta le esperienze, quelle che facciamo ogni giorno, dalle più elementari alle più importanti, è il resoconto di una “crescita” soprattutto emotiva e poi culturale, è l’impronta che Dylan e Mingus hanno lasciato a Dean Street.

Meraviglioso.

LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE di Jonathan Lethem

Traduttore: Gianni Pannofino

Editore: Bompiani

In commercio dal: 20 ottobre 2016

Pagine: 711 p., Brossura € 15,20

 

 

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