Non ho molti modi di parlare di Philip Roth sperando di essere esaustiva, i suoi romanzi mi piacciono moltissimo e allo stesso tempo riescono sempre a lasciarmi dentro una inquietudine difficile da spiegare. Lessi alcuni anni fa Pastorale americana (ho visto anche il film che non mi è piaciuto assolutamente!) insieme ad un gruppo di lettura ma non ne ho mai scritto, invece degli altri romanzi ne ho parlato a volte con mio marito che non è riuscito ad innamorarsi di questo autore per quanto ci abbia provato. Ho scelto qui di parlare brevemente di La macchia umana che nell’edizione che ho io sulla copertina ha la scritta “Il miglior romanzo di Philp Roth. Nadine Gordimer”, una promessa o un avvertimento per il lettore? Non saprei … Non so dire neppure se sia realmente il suo romanzo migliore sono certa invece di aver individuato le due pagine che mi sono piaciute di più.

Parlo di pg 224 e pg 225.

Il libro

Il professor Coleman Silk da cinquant'anni nasconde un segreto, e lo fa così bene che nessuno se n'è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una frase (anzi una sola parola detta per sbaglio, senza riflettere) e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia, di colpo crollano; e ogni cosa che Coleman fa suscita condanna, ogni suo gesto e ogni sua scelta scandalizzano i falsi moralisti. Non c'è scampo perché "noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui".

La mia lettura

Se avete letto quel che ho scritto riguardo a L’urlo e il furore, allora vi devo avvertire, anche questo romanzo lo ha tradotto Vincenzo Mantovani ma in questo caso non ho avuto l’ardire e il tempo di leggermi il romanzo in lingua originale per cui mi limito ad apprezzare l’opera del traduttore rimanendo ignara su come si sia realmente espresso Roth.

Una curiosità, Philip Roth il 6 settembre del 2012 ha pubblicato sul New Yorker una “lettera aperta a Wikipedia” che comincia così:

Dear Wikipedia, I am Philip Roth. I had reason recently to read for the first time the Wikipedia entry discussing my novel “The Human Stain.” The entry contains a serious misstatement that I would like to ask to have removed. This item entered Wikipedia not from the world of truthfulness but from the babble of literary gossip—there is no truth in it at all.

Trovate tutto il testo online. A cosa si riferisce Roth? Si riferisce al fatto che secondo Wikipedia l’autore si era ispirato per La macchia umana alla vita di Anatole Broyard, cosa che Roth volle smentire con tutte le sue forze anche se, consultando Wikipedia potrete scoprire che a nulla è servita la sua protesta, a tutt’oggi il riferimento è rimasto … Roth, spiega nella lettera a wikipedia, che in realtà si è ispirato ad un fatto realmente accaduto al suo amico Melvin Tumin ma vi consiglio di leggere tutta la lettera è un modo per avvicinarvi alla lettura del romanzo perché, lo dice Roth, il fulcro, il tema, l’unico e il solo da cui si dipana tutta la storia è quell’incidente, quel giorno maledetto in cui il Prof Coleman Silk (nel romanzo) riferendosi a due suoi studenti che non aveva mai visto in classe pronunciò quella frase:

“Does anyone know these people? Do they exist or are they spooks?” Qualcuno conosce queste persone? Esistono o sono degli spettri? Spooks significa fantasma ma in gergo anche “negro”, “negraccio”.

Una sola parola e l’intera carriera e la vita di un uomo vengono cancellate. Ma Roth era un autore diabolico, non poteva accontentarsi di questo, doveva metterci il carico da novanta, sedurci con la storia di un professore ebreo bianco che subisce una ingiustizia prima di lanciare un’esca, di nascondere tra le righe il colpo di scena, la cosa che avrebbe fatto cadere del tutto le accuse di razzismo … o forse no! Chi ha letto il romanzo sa a cosa mi riferisco, gli altri devono scoprirlo da soli, sarebbe uno spoiler imperdonabile da parte mia.

Tornando però alle pagine 224 e 225 a cui accennavo all’inizio. Sono le pagine in cui l’amico di Coleman Silk, Nathan Zuckerman, incontra il professore insieme alla sua amante Faunia ad un concerto. Silk era già un uomo distrutto, cos’altro poteva fare per peggiorare ulteriormente la sua situazione? Cosa di tanto deprecabile? Innamorarsi di una diseredata.

Mentre volgevo lo sguardo verso il mio ex amico e la sua amante scoprendo che non erano per nulla così strani o così umanamente isolati com’ero arrivato a vederli da quando Coleman era sparito. […] In quelle due persone non c’era nulla che sembrasse in lotta con la vita, o all’attacco, o sulla difensiva. […] Mi chiedevo perché Coleman avesse scelto di portarla a Tanglewood […] voleva forse il professore di lettere classiche in pensione, costringere una Faunia recalcitrante e trasgressiva a vivere come una civile e raffinata Galatea? Si era forse assunto il compito di educarla, influenzarla, si era assunto il compito di salvarla dalla tragedia della sua estraneità? […] Era un primo grande passo verso la trasformazione della loro riottosità in qualcosa di meno eterodosso?.

Cosa mi piace di queste due pagine da cui ho tratto questo brano? Nathan Zuckerman sembra un insetto che sbatte ostinato contro una lampada, il vetro di una finestra, senza capire che non servirà a niente, che non riuscirà ad entrare! E’ questo modo di esprimere lo sgomento, l’incapacità di comprendere una cosa tutto sommato semplice: l’amore, Coleman ha fatto una scoperta: può fare qualcosa per se stesso che non tenga conto della società, può non mentire perché solo Faunia sa come Coleman Silk era diventato se stesso, non lo sapeva la defunta moglie, non lo sanno i figli e neppure gli amici di una vita. Pregiudizi e moralismo hanno obbligato Coleman Silk a rinnegare le sue origini e ora Nathan Zuckerman sta assistendo ad una scena che gli mostra quanto l’uomo possa essere misterioso, inesplicabile. La sua impotenza è raccontata magnificamente da Roth, è un frugare nelle emozioni, nei turbamenti dell’animo umano.

Dai … leggete La macchia umana, cercate anche voi le vostre pagine preferite, saranno sicuramente diverse dalle mie perché questo romanzo di spunti ne lascia moltissimi, da non saper decidere quali approfondire.

La macchia umana - Philip Roth – Einaudi (Traduzione: Vincenzo Mantovani) Pp 395 € 12,82 tascabile su IBS

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