Il libro

Sophie ha poco più di vent’anni, stravede per Jim Morrison e vive nella seducente Los Angeles anni sessanta. Lola invece arriva dalla Germania e ha scelto di trasferirsi a Hollywood perché, al contrario dell’irrequieta L.A., è un luogo fuori dal tempo. Due donne che abbagliano, l’una con la sua promettente giovinezza, l’altra con una nebbia di nostalgia. Con quel loro stile sfavillante e un po’ decadente entrambe incarnano la quintessenza della donna losangelina. Sophie finirà per disegnare le copertine dei dischi, da brava groupie che arde per i suoi idoli, e per un breve periodo si separerà dalla sua amata L.A. per andare a Parigi, e poi nella Roma di Cinecittà. Nemmeno l’incanto dell’Europa e gli uomini più seducenti riusciranno a distoglierla da L.A., il magnete da cui è fatalmente attratta.

La lettura di Monia

“... e forse senza Lola avrei attraversato la vita senza una fonte di ispirazione in carne e ossa, considerato che nella storia gli unici lavori per le donne che ai miei occhi sembravano divertenti erano quello delle cortigiane ad Atene, che non dovevano fare altro che intrattenere tutto il giorno uomini brillanti con la loro bellezza e saggezza...”

Sophie ha diciassette anni e chiede a Lola di essere salvata da una non desiderata vacanza in New Jersey con la famiglia, perché nessuno vorrebbe andare in New Jersey quanto ha a disposizione Los Angeles e un bel ragazzo e quando è ancora vergine. Lola dopo aver mormorato “la tua povera mamma”, perché Lola è un’amica di Eugenia, la mamma di Sophie, accetta e da questo parte il romanzo. Un romanzo che viaggerà in un tempo fatto di ricordi e di racconti, ma anche di balzi in avanti, seguendo le vicende di Sophie, la sua formazione, il suo diventare la donna che vuole essere, schivando i consigli di chi vorrebbe dirle come vivere la vita

“Mamma,”domandai una volta, “non vorrai mica che io diventi qualcosa, vero?”

“Solo se lo vuoi davvero,” disse lei.

“Ma se non volessi diventare niente?” chiesi.

“Sono sicura che te la caverai comunque,” sorrise lei.

Ma logicamente a quei tempi, i primi anni sessanta, le ragazze potevano ancora cavarsela sposandosi e sistemandosi con un uomo adorabile, e la consulente scolastica non mi assillava come probabilmente avrebbe fatto anni dopo.

E come ha fatto Eugenia, ragazza vestita d’azzurro venuta dal Texas, che a Los Angeles incontra quel genio sensibile che diventerà il padre di Sophie: il primo violinista della 20th Century Fox.

Perché Sophie è quella che potremmo definire una ragazza fortunata e non solo per il “fatto di non dover vivere in Siberia” come afferma lei stessa, ma perché si ritrova figlia d’arte, figlioccia di Stranvinsky, abituata a un ambiente colto e brillante. Sophie è una ragazza che vivrà di feste e di peccato, diventerà un’amante seriale, una groupie, una bohemién, una donna sicuramente libera.

“Forse la cosa che amavo di più nella perfezione era il fatto che allora le donne perfette erano d’ispirazione per gli uomini, che così riuscivano a essere dei geni.

[…]

Che era il motivo per cui uscivo tutte le sere e facevo in modo di andare a un mucchio di feste, perché è inutile essere d’ispirazione se nessuno lo sa.”

Ma dietro Sophie si nasconde (e nemmeno troppo bene) Eve Babitz, un’icona degli anni Sessanta: quella Eve Babitz che è anche stata amante di quel Jim Morrison che in L.A. Woman “interpreterà” se stesso.

Ma in questo romanzo, in questo viaggio nella Los Angeles del passato recente, libere non sembrano solo quelle ragazze che vivono i primi anni della libertà sessuale, ma anche quelle che negli anni Trenta e Quaranta si vestivano da flapper e affrontavano il mondo fumando in pubblico e assumendo atteggiamenti quasi maschili (certo ora definire questo “libero” farebbe rabbrividire, ma siamo negli anni Trenta appunto…), quelle donne che facevano le ballerine o le artiste e che incrociavano i loro percorsi magari inseguendo quell’uomo che faceva perdere la testa a tutte

“Mi stai dicendo che diceva proprio ‘Sono venuto, dov’è la mia camicia’? chiesi a Lola

“Erano gli occhi”, ricordò Lola “aveva gli occhi di un grigio così bello. Di un grigio che poteva dire qualsiasi cosa e guardarti e tu correvi subito a prendergli la camicia.”

Perché di Sam si innamoravano tutte…

Libere nell’essere leggere, anche superficiali a volte. Così troviamo Lola ed Estelle che diventano amiche perché hanno la stessa opinione su un tipo di mascara o sul fatto che agli uomini non possono piacere le donne che ostentano un look naturale fatto (orrore!) di capelli grigi. Oppure la stessa Estelle che afferma che “fare qualcosa” è pericoloso e alla lunga fa venire le rughe.

Anche se poi arrivano considerazioni di questo tipo a farti capire che, in fondo, donne erano…

"Lo sposò perché pensava davvero di dover fare qualcosa che non fosse divertente, per rafforzare il carattere - una di quelle cose che fanno le donne per sacrificare la propria vita."

Considerazioni fatte da quella Sophie che poco più avanti affermerà:

"L'idea che i figli hanno bisogno di un padre mi sembrava fosse la cosa che spinge la gente a passare insieme più di un fine settimana, ma a dirla tutta, chi li vuole i figli se poi ti rovinano la vita con questo loro bisogno di avere un padre?"

Oppure

“Scegliere un uomo è come scegliere un aggettivo,”, dissi, “mi fanno tutti sentire modificata…”

Donne libere di pensare.

L.A. Woman è un album di ricordi, una scatola di latta dalla quale le protagoniste estraggono delle foto in bianco e nero e ogni foto diventa uno spunto per narrare un episodio, un personaggio, un periodo di quella L.A. che è sfondo non certo silente, ma vivo e, soprattutto, determinante. Perché per chi ci arriva Los Angeles è un privilegio e per chi ci è nato diventa impossibile allontanarsi. Così Sophie rinuncerà anche a una possibile carriere di attrice, perché non riesce a stare lontana dalla sua città

“Cos’aveva Parigi che non andava? E Roma?”

Non saranno mai L.A.”

Io l’ho percepito, appunto, come un grande album fotografico, e la fotografia in questo romanzo è un punto centrale. Sam, l’uomo amato da tutte, è fotografo; Sophie lo diventerà in modo inaspettato, nonostante

"Da quando avevo otto anni avevo sempre saputo che se mai avessi fallito in tutto il resto avrei sempre potuto fare la scrittrice.

(E se avessi fallito anche lì, c'era sempre l'opzione prostituta. Quante cose potevo fare.)”

Be’ ora possiamo dire, che anche scrittrice è diventata.

E la fotografia, quella cinematografica, la si percepisce in ogni paesaggio, in ogni descrizione della Città.

È un romanzo che sembra essere anche una lunga chiacchierata, delle confidenze tra coetanee e tra generazioni diverse che diventa quasi un confronto o la ricerca di punti in comune; senza inibizioni, senza pudori e filtri e dove, inaspettatamente, ad arrossire non sempre è la generazione più “datata”

“Ma forse continuerò sempre ad arrossire mentre a Lola non credo sia mai successo”

È un romanzo da leggere con la matita in mano, perché se sei un lettore, o una lettrice, che ama sottolineare le citazioni che ti colpiscono, qua rischi di consumare la mina. Questo libro è fatto dallo stile di Eve Babitz, dal suo modo di raccontare, da quelle chiacchiere tra amiche che vorresti origliare, magari seduta al tavolo accanto al bar. Sorseggiando un qualche genere di cocktail colorato.

E gli uomini? Gli uomini ci sono certo, ma come diceva una delle protagoniste di una serie Tv che, guarda caso, ha come personaggio principale un’altra città americana:

“Lasciamo che gli uomini siano solo quegli straordinari ragazzi carini con i quali divertirsi”

L.A. Woman uscì negli Stati Uniti per la prima volta nel 1982 e venne stroncato dal New York Times, oggi vive una seconda vita ed è strano sentire come quelle donne e quelle loro vicende non risultino datate e, soprattutto, non lo sia il modo di pensare, la voglia di rivendicare il proprio pensiero libero, il proprio ruolo o non ruolo. In definitiva le proprie scelte.

“quando L.A. Woman fu pubblicato, il titolo era perfetto. Poi Jim Morrison lo rubò per il suo album. Ma la donna di L.A. ero io!”

E, in fondo, lo sono un po’ tutte le protagoniste, tanto che il romanzo avrebbe potuto intitolarsi L.A. Women…

L.A WOMAN di Eve Babitz

Traduzione Tiziano Lo Porto

Bompiani

PP 192 Brossura Prezzo: 17.00€

 

Monia Merli

 

 

 

 

 

 

 

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