Il libro

Questa storia parla di un saudita non poi così ricco, né così carismatico, né così brillante, che l'incontro con un medico egiziano ha trasformato nell'immagine stessa del terrore globale; di una vicenda ormai molto lunga (e qui ricostruita in modo scrupoloso, con una quantità di particolari inediti), nata alla lettera dalle pagine roventi che il padre fondatore del "jihad" moderno, Sayyid Qutb, scrisse negli anni Quaranta durante il suo lungo soggiorno americano; di un progetto vagheggiato fra i campi di Al Qaeda in Sudan e le montagne afghane, e a lungo ritenuto irrealizzabile; di come il complicato reticolo di mosse destinato a realizzarlo avesse destato i sospetti dell'investigatore più anarchico, inaffidabile e tenace dell'FBI, John O'Neill; della frenetica corsa contro il tempo di O'Neill per impedire un attentato che poteva essere impedito; della sua sconfitta, e della sua morte proprio nel crollo delle Twin Towers. Di tutto questo, e di innumerevoli altre vicende e figure, è intessuta la ricostruzione di Wright su come sia nata e si sia sviluppata al Qaeda.

 

La mia lettura

Sessanta pagine di note ha scritto Lawrence Wright per documentare le cose che racconta in 589 pagine, in quelle note trovate molteplici spunti per altre letture e approfondimenti perché Le altissime torri sia un lavoro certosino, accurato, che non lascia indietro nulla nella ricostruzione storica e politica e spinge quindi verso altre letture aprendo scenari sui numerosi protagonisti di una lunga storia che in queste settimane sta evolvendo in maniera probabilmente prevedibile.

Pubblicato in America nel 2006 ha vinto il premio Pulitzer per la saggistica nel 2007, avvincente nel ritmo, ammicca al lettore grazie al modo di introdurci nelle vite di tre uomini che in questa storia spiccano più degli altri: Osama bin Laden, Ayyman al Zawairi Jonh O’Neil, l’agente speciale dell’FBI che aveva compreso con largo anticipo il pericolo rappresentato dal fondamentalismo islamico. 

Tra Osam Bin Laden e Ayyman al Zawairi una specie di amicizia dico una specie perché di fatto ciò che li univa era l’obiettivo di far trionfare l’islamismo così come loro lo concepiscono.

Lawrence Wright esordisce in Le altissime torri parlando di Sayyid Qutb, protagonista del moderno Jiahd, le sue idee e i suoi scritti riuscirono ad alimentare il legame tra il saudita Osama bin Laden e un medico egiziano cresciuto in un sobborgo del Cairo, Ayyman al Zawairi  (poi successore di Bin Laden a capo di al-Qaeda).

L’egiziano Sayyid Qutb era un intellettuale anticomunista e nazionalista, si era sentito tradito dalla scelta sionista americana, moralista e soprattutto anticapitalista, islamista estremo, fu fatto arrestare e poi giustiziare da Nasser che lo considerava una minaccia visto che era  a capo dei Fratelli Musulmani, la sua morte lo ha straformato in un martire per i fondamentalisti islamici.

Ayman az-Zawahiri raccolse un po’ il testimone, uomo tutto d’un pezzo, medico chirurgo, lavorò in diversi paesi, si recò spesso in Afghanistan accettando anche di cooperare con gli americani (suoi acerrimi nemici) allo scopo di spingere i russi fuori dal paese. Incarcerato più volte, torturato, accusato di aver preso parte all’attentato a Sadat passa tre anni in carcere con l’accusa di traffico d’armi, una volta uscito si era definitivamente trasformato in un integralista assetato di vendetta.

Ma ciò che davvero catalizza l’attenzione del lettore è la ricostruzione della vita di Bin Laden, Lawrence Wright fa un’opera di ricostruzione delle alleanze che riuscì a chiudere, dell’evoluzione della leadership di quest’uomo che si è rivelato uno dei più pericolosi terroristi al mondo.

Al-Qaeda nacque esattamente il 10 settembre del 1988, un gruppetto di 15 “fratelli” intraprendono la strada per combattere il nemico occidentale.

Le vicende personali di questi uomini si alternano con vicende storiche di rilievo come l’invasione russa dell’Afghanistan, la prima guerra del golfo e l’assassinio del presidente egiziano Sadat.

Quando nell’agosto del 1996 Osama bin Laden dichiara ufficialmente guerra agli Stati Uniti, in nome di tutti i musulmani, lui che era stato un alleato nella jihad contro l’occupazione russa! Su Osama i servizi americani avevano più di trenta volumi di materiale ed intercettazioni che davano l’idea di avere a che fare con un personaggio bizzarro, talmente esagerato che era difficile prenderlo sul serio.

La fatwa che indirizzò direttamente al segretario della Difesa americano era anch’essa così roboante ed esagerata che quando l’agente dell’FBI la sottopose all’attenzione dei procuratori ebbe risposte che rasentavano lo scherno.

La veduta più impressionante del World Trade Center era quella che si godeva da Jersey City, subito al di là dell’Hudson; e qui, in un quartiere noto come Little Egypt, i seguaci di Omar Abd ar-Rahman, lo sceicco cieco, congiuravano per abbattere le torri.”

Wright ricostruisce gli attentati in Africa Orientale evidenziando quanto fosse evidente la responsabilità di Bin Laden e quanto fosse grave la superficialità con cui questi fatti venivano analizzati dai servizi americani che secondo l’autore se solo non avessero peccato di presunzione credendo gli USA intoccabili sarebbero stati in grado di prevenire l’attacco alle torri.

“II giorno di san Patrizio dell'anno 1996 Daniel Coleman, un agente dell'ufficio di New York del Federai Bureau of Investigation (FBI) che si occupava di casi di foreign intelli-gence, ovvero di raccolta di informazioni concernenti soggetti stranieri, guidò fino a Tysons Corner, in Virginia, per assumere il suo nuovo incarico. I marciapiedi erano ancora sepolti sotto una coltre di neve grigiastra, residuo della tormenta di qualche settimana prima. Coleman entrò in un grattacielo di uffici che non aveva niente di speciale chiamato Gloucester Building, prese l'ascensore e salì al quinto piano. Qui c'era l'Alee Station.
[…]

L'Alee Station aveva già trentacinque volumi di materiale su Bin Laden. Il grosso era costituito dalle trascrizioni di conversazioni telefoniche captate dalle orecchie elettroniche della National Security Agency. Coleman trovò il materiale ripetitivo e di scarsa utilità. Aprì tuttavia un dossier informativo su Bin Laden, più che altro come segnaposto, nel caso in cui il «finanziere islamista» risultasse essere qualcosa di più.

[…]

Quindi nell'agosto 1996 Bin Laden dichiarò guerra all'America da una grotta in Afghanistan. La ragione dichiarata era la perdurante presenza di forze USA in Arabia Saudita cinque anni dopo la prima Guerra del Golfo. «Contro di voi, che portate armi nella nostra terra, il terrore è non solo legittimo, ma un dovere morale » disse. Pretendeva di parlare in nome di tutti i musulmani, e si spinse fino a rivolgere una parte della sua lunga fatwa personalmente a William Perry, il segretario alla Difesa americano: «William, ecco che cosa ti dico: questi giovani amano la morte come tu ami la vita ... Questi giovani non ti chiederanno spiegazioni. Proclameranno che tra noi non c'è niente che abbia bisogno di essere spiegato; c'è soltanto l'uccidere e il bastonare».

Le altissime torri. Come al-Qaeda giunse all'11 settembre di Lawrence Wright

Giovanni Ferrara degli Uberti (Traduttore)

Adelphi, 2019

Pp 589 Brossura € 14,00

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