Ho letto Le ceneri di Angela di Frank McCourt solo in questi giorni, l’ho letto durante un viaggio in treno molto lungo, uno di quei viaggi che ti consentono di concentrarti, estraniarti da tutto e tutti e questa autobiografia è una di quelle letture adatte ad un viaggio perché è essa stessa un viaggio.

Il libro

Non capita spesso che la passione, condivisa da innumerevoli lettori, per il libro di uno sconosciuto si manifesti con tanta, travolgente, immediatezza. E dire che Frank McCourt, un sessantenne al suo esordio letterario, aveva previsto che Le ceneri di Angela sarebbe stato definito «come per lo più avviene con i libri irlandesi di memorie, “incantevole e lirico”» e che avrebbe avuto come unico esito un certo numero di «brevi e simpatiche recensioni».
Ma che cosa incontriamo nelle pagine delle Ceneri di Angela? La storia di «un’infanzia infelice irlandese», il che «è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora». Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso alla povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo e gli inglesi e i protestanti e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Materiale pregiato per ogni sorta di patetismo. E invece qui avviene uno stupendo rovesciamento. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore – come solo certi bambini sanno esserlo –, crea con le sue parole, con il suo ritmo, un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità, pur senza perdere nulla della loro spesso lugubre asprezza, diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso una terra promessa che sarà, nei sogni infantili di quegli anni come in quelli del Karl Rossmann di Kafka, l’America.
Le ceneri di Angela è apparso per la prima volta nel 1996.

La mia lettura

La storia incredibile dell’infanzia di McCourt mi ha lasciata senza parole, è come se, leggendo della famiglia Joad di Furore, Steinbeck ci avesse rivelato che è tutto vero, che quella è la storia della sua famiglia, dico così perché le vicende vissute realmente da Frank McCourt, nato a New York da madre irlandese e padre nord-irlandese (la precisazione è d’obbligo) e dalla sua famiglia superano per tragicità e lirismo quelle uscite dalla immensafantasia di Steinbeck.

Ciò che ho trovato straordinario in questo bellissimo romanzo è la grande capacità dell’autore di raccontare meticolosamente fatti di una tristezza estrema e facendolo evitare il pietismo con incredibile ironia e una sorta di fatalismo in grado di andare oltre la morte, la malattia, la miseria, la violenza.
Le figure genitoriali sono centrali nel romanzo, Angela, una giovane donna che ha ceduto all’istinto trovandosi sposata con un poco di buono, un alcolizzato che si beve tutti i soldi della paga già scarsa senza la forza di prendersi cura dei numerosi figli che fa partorire alla moglie e non per amore o desiderio di famiglia ma obbedendo semplicemente agli istinti sessuali e ai dettami di quella società irlandese tutta intrisa di ipocrisia religiosa, di odio verso l’oppressore inglese, maschilista e incapace di guardare avanti.

“Alphie ci basta e avanza. Io sono sfiancata. La cosa finisce qua. Niente più figli. Una brava cattolica, commenta Papà, deve adempiere ai suoi doveri di moglie e sottomettersi al marito altrimenti andrà incontro alla dannazione eterna “

Malachy McCourt è un cattivo padre e un cattivo marito, verrà più e più volte giustificato, perdonato, accolto, dalla sua famiglia che mai ricompenserà in nessun modo. Nei ricordi del figlio numerose sono le notti in cui tornando ubriaco a casa li costringeva a cantare canzoni dei ribelli irlandesi seguite da giuramenti che prevedevano la promessa solenne di morire per l’Irlanda ma questo patriottismo non ha l’aria di essere concreto nei momenti di sobrietà.

Ma questo padre inadeguato è anche quello che racconta le storie ai figli, Frank adora la storia di Cuchulain e serba gelosamente il ricordo di quell’intimità rara che si creava quando Malachy si prendeva cura dei figli.
Poche sono le scene di tenerezza, una in particolare, quando uno dei figli appena nati sta per soffocare perché non respira:

“Mette la bocca sul nasino di Michael e succhia, finché non tira via la robaccia. La sputa nel fuoco, Michael lancia uno strillo e tutti vediamo che ha ricominciato a respirare e scalcia e ride. Mamma guarda Papà come se fosse appena sceso dal cielo... “.

Il miracolo che McCourt riesce a fare è evitare che il lettore odi davvero suo padre, lo può giudicare lui, lo può giudicare la famiglia, i vicini, sua madre ma noi lettori no! Ci lascia sempre con qualche pensiero, col dubbio che poi in fondo non si è trattato di un uomo del tutto negativo.
Angela è La Madre, è quella che deve sacrificarsi, quella che mostra più amore per i figli anche se non è scevra di crudeltà nei confronti di Frank, il più bruttino, quello meno comprensibile ai suoi occhi, il primogenito che si porta la croce di essere un po' strano, forse il più somigliante al padre e questa è una colpa che paga.
Sicuramente meno contraddittoria del marito ma seppure il romanzo porti il suo nome nel titolo, non è esattamente dedicato a lei, Frank non riesce a non biasimarla per la sua debolezza, si rende conto che l’unica cosa che le riesce di fare è umiliarsi per un tozzo di pane ma passerà molto tempo prima che questa donna consumata dalla miseria riesca in qualche modo a emanciparsi e a liberarsi anche dalla fame.
La cenere a cui fa riferimento il titolo è, credo, la cenere del fuoco che in casa era cosa rara, la cenere è simbolo di un calore che si estingue ma probabilmente anche del sacrificio di Angela che i carboni li va a raccogliere per strada, senza vergogna, come una mendicante e lo fa per la famiglia.
Un giorno, girando per la città, Frank riconosce sua madre che davanti alla parrocchia aspetta di prendere gli avanzi del cibo dei preti:

“Adesso mia madre è diventata una mendicante e se qualcuno del vicolo o di scuola la vede la mia famiglia sarà disonorata a vita”.

Reagisce come suo padre Malachy, quando, all’inizio del libro, leggiamo che accusa Angela di avere un comportamento miserevole.

Questo romanzo comincia nel 1930 e finisce quando l’autore e voce narrante (il punto di vista è di Frank McCourt ragazzino) ha 19 anni e fa ritorno inAmerica, a New York, un secondo romanzo racconta il seguito quindi non avendolo ancora letto non so dirvi se successivamente la personalità di Frank sarà più definita perché in questo primo romanzo, tanti erano i fatti da raccontare, che io non sono riuscita a vedere la vera personalità del protagonista.
Mi spiego: sono rimasta colpita dal suo desiderio di conoscere la letteratura, per un bambino che patisce la fame e non ha un cappotto con cui coprirsi, che si ammala gravemente e non gode del conforto di un abbraccio (suo padre solo una volta si lascerà andare ad una tenerezza nei suoi confronti), emozionarsi leggendo due versi di Shakespeare è singolare per cui avrei voluto vedere come la poesia, la letteratura, ha contribuito nella formazione della sua personalità invece mi è mancato questo passaggio, così come la parte in cui racconta la scoperta del sesso, l’impressione che ho avuto è cheil giovane Frank abbia scoperto solo i suoi istinti dettati dalla natura, non l’amore più profondo perché Theresa, da cui si è lasciato sedurre, è morta e il pensiero di Frank è solo rivolto ad un senso di colpa per aver contribuito, forse, a vederle negare il Paradiso per il peccato commesso insieme, non ho visto un dolore dettato da un sentimento.

Inoltre, la voce narrante che spesso mi ha fatto pensare al solo Frank bambino e poi adolescente, di tanto in tanto mi è sembrato si “trasformasse” nella voce dello scrittore maturo che stava scrivendo il romanzo e si rivolgeva ai suoi lettori.
La risposta che mi sono data però è che di fatto non siamo di fronte ad un romanzo di formazione, è una autobiografia, l’autore vuole raccontare la sua vita per cui non credo si sia sentito obbligato a indugiare su aspetti che riguardano appunto la sua formazione.

Forse, dico forse, perché Le ceneri di Angela è un romanzo complesso, il vero momento di maturazione per Frank arriva con la morte di tre dei suoi fratelli (Angela ebbe sei figli), la morte è un aspetto della vita, come la povertà, il modo in cui viene accettata o spiegata è filtrato attraverso la religione ma è interessante come la morte si riveli prima ancora della vita.

In quanto al sesso, sorprendente è la naturalezza con cui l’autore ne parla, lo fa entrare nella sua vita con la curiosità e soprattutto con la spintaormonale che è inevitabile, il sesso non verrà mai soffocato dai precetti religiosi sarà perfino giustificato da un prete durante la confessione perché, poi, in fondo, ci sono peccati peggiori.

“Ho... ho... ho fatto delle cose sporche, padre.
Ah, bambino mio, le hai fatte da solo, con qualcun altro o con un animale? Con un animale? Un peccato così non l’avevo mai sentito. Questo qui
dev’essere un prete di campagna. In tal caso mi sta veramente aprendo orizzonti nuovi “

Straordinario modo di relativizzare la religione.

In quanto alla educazione scolastica … i metodi prevedeva punizioni corporali e psicologiche, sorprende che in un ambiente sociale connotato dalla miseria, dalla povertà, molti leggessero i giornali e perfino libri, che avessero le tessere della biblioteca comunale, che molti ragazzini sognassero di diventare presentatori radiofonici o giornalisti.

Uno stile accattivante, un tono tragico e ironico allo stesso tempo, una capacità di non lasciarti andare prima di aver finito e anche di incuriosirtiperché adesso io dovrò assolutamente leggere Che paese l’America, il seguito di questa vita, so già che Frank è riuscito a tornare in America, che traun lavoro e l’altro ha potuto usufruire di una legge che gli permetteva di far valere i crediti formativi “accumulati” grazie alle sue letture e che grazie alla intelligenza e a quel suo sogno americano a cui aveva affidato tutto il suo futuro, riuscì perfino a laurearsi. Lui diceva di se stesso cheera un “late bloomer”, cioè qualcuno sbocciato in ritardo! Sposato tre volte, sempre incredulo, fino alla fine, di quanto fosse stato fortunato, Premio Pulitzer, adorato dai lettori di tutto il mondo, perfino a Limerick hanno finito per perdonarlo.
Bello, ma bello, ma bello. Non so come io abbia potuto aspettare tanto prima di leggerlo!

Le ceneri di Angela – Frank McCourt – Adelphi (Traduzione di Claudia Valeria Letizia)
pp. 377 € 18,00 io ho la versione ebook

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