Louise Glück
The Nobel Prize in Literature 2020 was awarded to Louise Glück "for her unmistakable poetic voice that with austere beauty makes individual existence universal."
Due parole soltanto sulla neo Premio Nobel Louise Glück.
La sua poesia è stata definita post-confessionale a dispetto di chi invece l’ha voluta per diverso tempo accostare a Sylvia Plath, la definizione si riferisce al fatto che in realtà le sue poesie si concentrano maggiormente sulla “finzione”.
Volendo citare una delle sue opere più famosa, sceglierei The Wild Iris che è la sua sesta raccolta di poesie. Fu composta in sole dieci settimane nell’estate del 1991 e venne pubblicata nel 1992, con questa raccolta quell’anno vinse il Premio Pulitzer. L’iris selvatico (The Wild Iris ) raccoglie 54 liriche, la particolarità di questa raccolta è la grande coesione di spazio e tempo tra i componimenti, sono presenti tre “voci “: una voce umana di donna, presumibilmente maschera dell’autrice, le voci di diverse piante che abitano il giardino e la voce di una divinità “creatrice”.
Queste tre voci sono distinguibili attraverso i titoli quindi:
I “Matins” e i “Vespers” sono “pronunciati” dalla voce di donna/giardiniere, alla stregua delle preghiere, Lodi e Vespri; il nome di ogni specie vegetale fa l’introduzione del discorso (“Snowdrops”, “Scilla”, “Red Poppy”); la voce divina invece viene annunciata da diversi cronotopi oppure da elementi naturali come il vento, l’alba, il tramonto.
Tutta l’opera ricorda un’indagine sull’esistenza, sui limiti della soggettività; la morte, la perdita e l’esilio diventano espressione e causa di una frattura interiore.
Vi propongo due poesie:
Scilla
Non io, idiota, non il sé, ma noi, noi: onde
di blu-cielo come
una critica del paradiso: perché
fai tesoro della tua voce
quando essere una cosa
è essere pressoché nulla?
Perché guardi su? Per udire
un’eco come la voce
di dio? Per noi siete tutti uguali,
solitari, alti sopra noi, programmando
le vostre sciocche vite: andate
dove siete mandati, come ogni cosa,
dove il vento vi pianta,
e l’uno o l’altro di voi guarda
sempre giù e vede qualche immagine
d’acqua, e cosa sente? Onde,
e sopra onde, uccelli che cantano.

Mattutino
Vedo che con te è come con le betulle:
non mi è concesso parlarti
alla maniera personale. Molto
c’è stato fra noi. O
fu sempre solo
da una parte? Sono
in torto, in torto, ti ho chiesto
di essere umano: non sono più bisognosa
di altri. Ma l’assenza
di ogni sentimento, della minima
cura per me… tanto vale che continui
a rivolgermi alle betulle,
come nella mia vita precedente: facciano
pure il peggio, mi
seppelliscano con i romantici,
le foglie gialle a punta
cadano e mi coprano.
(New York, 1943)
L' Iris selvatico di Louise Glück - Giano editore
Traduttore: M. Bacigalupo
14 febbraio 2003 - Pagine: 160 p. - € 13,30 su IBS

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