Per rendere omaggio alla regione in cui vivo e a mio marito veneziano voglio raccontarvi dei veneti che fin dal 1300 si sono spinti fino in America! E sono tantissimi …

Ho scoperto questi viaggiatori cercando dei nessi fra gli Stati Uniti e Venezia, la città di mio marito e tra una cosa e l’altra mi sono imbattuta in una serie di personaggi, i primi:

Nicolò e Antonio Zen (in città c’è la targa che li ricorda andate a Cannaregio, 4922, Fondamenta Santa Caterina, Venezia Italia): “Qui vissero Nicolò e Antonio Zen, navigatori arditi che solcarono il nord Atlantico "

Per sapere tutto sui due fratelli che, secondo alcuni, avrebbero scoperto l’America! Altro che Cristoforo Colombo! Nella Biblioteca Marciana è conservata copia di un libretto pubblicato addirittura nel 1558 da Nicolò il Giovane che sembra fosse un pronipote dei due navigatori, nel libretto vengono raccontate le gesta di Nicolò e Antonio e fornita addirittura una carta da navegar. Sembra che i mercanti veneziani che da sempre bazzicavano il Mediterraneo, ad un certo punto, spinti dall’ambizione di non farsi superare dalla Lega Anseatica, decisero di avventurarsi verso i Mari del Nord, non è che fossero proprio pronti a fare cose del genere … le galee non erano fatte per spingersi oltre le Colonne d’Ercole e nell’Atlantico ma tant’è! Nel 1383 il Nicolò Zen era troppo ansioso di conquiste per farsi problemi sull’opportunità di armare una nave migliore per cui impavido decide di partire spingendosi fino all’Atlantico e naufragando! La disavventura porta però Nicolò a incontrare Henry Sinclair, il conte delle Orcadi col quale si imbarca in nuove avventure che lo portano in Groenlandia e in Islanda, ad un certo punto lo raggiunse nelle Orcadi anche il fratello minore, Antonio (il maggiore invece era il già famoso Carlo che si era distinto nella guerra con i genovesi). Andrea Robilant ha studiato le mappe dei fratelli Zen, si è messo sulle loro tracce e ha scoperto che esistevano rotte per l’America già dal 1000 / 1100, rotte che alla fine del Trecento furono percorse dai fratelli Zen, veneziani, che quindi arrivarono in America addirittura un secolo prima di Colombo senza però che sapessero di essere arrivati in un altro continente. Le imprese dei fratelli Zen finirono nel mappamondo di Gerardo Mercatore, il più grande cartografo del Cinquecento dove venivano segnate le “isole zeniane” fino all’Ottocento.

Ma i fratelli Zen non sono gli unici veneti finiti in America! Nei Diari del giudice Samuel Sewall di Boston, scritti tra il 1674 e il 1729 si è rintracciata la presenza di coloni italiani, come anche a Jamestown, l’antica colonia inglese fondata in Virginia nel 1607, dove sembra ci fossero dei vetrai veneziani, cosa parecchio strana dal momento che nella Mariegole dei Verieri» (Mariègola, regola madre), cioè negli statuti della corporazione dei lavoratori del vetro, si stabiliva il divieto di espatrio degli esperti nella tecnica vetraria. E ancora, a Filadelfia sappiamo che viveva un giovane medico Giovanni Battista Scandella, laureatosi a Padova alla fine del 1700, nel giugno del 1796 rese i suoi omaggi a George Washington, primo presidente degli Stati Uniti, che definì Scandella «uomo sensibile e bene informato». Sembra che per due anni soggiornò tra Virginia, Pennsylvania e Maryland, poi decise di imbarcarsi a Filadelfia per tornare in Europa. A Filadelfia però era scoppiata un’epidemia di febbre gialla e lui volle dare il suo contributo di medico alla popolazione. Dopo dieci giorni riparte per New York, ma avendo contratto la malattia morì. Di lui resta una corposa raccolta di scritti, ora custodita nella biblioteca del Balch Institute for Ethnic Studies, ospitato nella sede della «Historical Society of Pennsylvania» di Filadelfia.

Ancora un altro veneto in America: Lorenzo Da Ponte, veneto di Ceneda, che oggi forma con Serravalle, la città di Vittorio Veneto, amico di Salieri e Mozart, andò in America nel 1805 per far fortuna! Visse dapprima a Filadelfia, poi a Sunbury in Pennsylvania, a New York, ancora a Filadelfia, per poi stabilirsi definitivamente a Manhattan. Libraio, impresario, istitutore, primo professore di italiano al Columbia College, nel 1825, assunse la cattedra di lingua e letteratura italiana nell’istituto che evolverà fino a diventare la Columbia University.

E non finisce qui la storia perché ci furono dei veneti che parteciparono anche alla Guerra di Secessione … Dalla parte dei Confederati Sudisti Decimo Barziza veneziano di origini, lui  nato a Williamsburg nell’aprile del 1838, a 23 anni si arruolò volontario nell’esercito del Sud in qualità di giovane ufficiale, assegnato al 4° reggimento fanteria del Texas. Si batté a Gettysburg, fu ferito negli scontri e, due anni dopo l’arruolamento, fu fatto prigioniero. Delle sue avventure scrisse nel libro Adventures of a Prisoner at War, pubblicato nel 1865. Dopo la guerra si stabilì a Houston, dove esercitò con successo la professione di avvocato, e morì nel 1882.

Qui chiudo la prima parte di questo exursus molto più lungo e interessante di quanto voi possiate immaginare!

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