Il libro

Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente, che si chiama Jonathan Safran Foer, visita l'Ucraina per trovare Augustine, la donna che può aver salvato suo nonno dai nazisti. Jonathan è accompagnato nella sua ricerca da un coetaneo ucraino, Alexander Perchov, detto Alex. Alex lavora per l'agenzia di viaggi di famiglia, insieme a suo nonno che, a dispetto di una cecità psicosomatica fa l'autista, e in compagnia di una cagnetta maleodorante, chiamata Sammy Davis Jr Jr, in onore del cantante preferito dal nonno.

La mia lettura

Devo subito fare coming out rispetto a questo libro perché pur riconoscendone il valore dal punto di vista della costruzione narrativa e pur avendo apprezzato il tema di fondo che mi ha regalato intensi momenti di riflessione … beh non mi ha fatto battere il cuore! Mi ha lasciata, dal punto di vista del coinvolgimento, molto tiepida.

Safran Foer è un autore di talento che leggo volentieri tuttavia spesso mi trovo a pensare di lui che la sua creatività è “zavorrata”, appesantita, da mille implicazioni psicologiche che anche nelle pagine più leggere delle sue opere finisce per risultare pesante.

Safran Foer in Ogni cosa è illuminata vuole costruirsi una memoria di fatti che non ha vissuto in prima persona ma sente la necessità di dover approfondire e soprattutto tramandare, ricorda la Shoah vissuta dal punto di vista familiare.

Trachimbrod è il luogo in cui il giovane Safran Foer vuole recarsi, è uno dei tanti shtetl abitati dagli ebrei che furono distrutti durante la seconda guerra mondiale e diffusi soprattutto nell’Europa orientale.

La prima parte del libro è ricca di episodi divertenti scaturiti soprattutto dall’incontro di due culture: Occidente/Oriente, i personaggi, che l’autore “incontra” sono Alex, che fantastica sulla cultura occidentale, suo padre che gestisce a Odessa un’agenzia di viaggi specializzata in tour per ebrei che vogliono visitare i luoghi da cui sono fuggite le loro famiglie per scappare dai nazisti, Alexander Perchov, il nonno di Alex.

Alexander Perchov è il personaggio più interessante, ebreo che ha rinnegato le sue origini, si è trasformato in un accanito antisemita e dice di essere cieco ma la sua cecità è solo l’escamotage dell’autore per simboleggiare l’incapacità di vedere fino in fondo il male fatto dai nazisti, di negare un passato così doloroso.

A Tachimbrod furono 1064 gli ebrei uccisi dai nazisti, si salvarono solo il nonno di Jonathan e il nonno di Alex che riuscì a sopravvivere all’esecuzione. Tutti i personaggi intraprendono un viaggio nel passato che finisce per  condurli a una presa di coscienza tale da “illuminare” ogni cosa.

Un libro serio, una trama “compatta” che non lascia tanto spazio alle distrazioni, da leggere perché vale la pena, io ho impiegato parecchio perché, confesso, mi sono spesso annoiata.

Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer

Guanda

Traduzione Massimo Bocchiola

336 pagine, € 6,80

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