Quello che rimane, il bellissimo romanzo di Paula Fox che consiglio oggi!

Il libro

«La prima volta che ho letto Quello che rimane me ne sono immediatamente innamorato… mi sembrava assolutamente superiore a qualsiasi romanzo di scrittori come John Updike, Philip Roth e Saul Bellow, contemporanei a Paula Fox. A più di dieci anni di distanza, e dopo averlo letto ormai decine di volte, lo amo ancora di più» - dall’introduzione di Jonathan Franzen New York, fine anni Sessanta. Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi. Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l’innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita. Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita. Un incidente all’apparenza insignificante, che però innesca una strana reazione a catena: nell’arco di un weekend, mentre la ferita di Sophie si fa sempre più preoccupante, si succedono una serie di fatti spiacevoli e si dipana quella che minuto dopo minuto, pagina dopo pagina, diventerà per i Bentwood una sorta di piccola e misteriosa tragedia, costringendoli a rimettere in discussione non solo il loro matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza. Come scrive nell’introduzione Jonathan Franzen, al quale si deve la riscoperta in America del grandissimo talento narrativo e stilistico di Paula Fox, a una prima lettura Quello che rimane è un romanzo di suspense, che però si trasforma in altro a ogni successiva lettura, riuscendo sempre a sorprendere il lettore. A distanza di anni torna un clamoroso caso editoriale, il capolavoro di quella che è stata definita da scrittori come Jonathan Franzen, David Foster Wallace e Jonathan Lethem una delle grandi voci del Novecento americano.

La mia lettura

Non ha esagerato Franzen a scrivere quel che ha scritto, non è semplicemente questione di gusti è che obiettivamente la scrittura di Paula Fox e questo romanzo in particolare è qualcosa di magnifico. Perché?

I motivi sono molteplici, lo stile di Quello che rimane ad esempio, è teso, pungente, racconta ogni singolo momento con una precisione quasi ossessiva, sappiamo tutto delle stoviglie, è verde la ciotola di ceramica in cui Sophie serve il risotto alla milanese, e il pane, francese, è servito in un cestino di paglia, sappiamo tutto dei pasti che Sophie Bentwood prepara, sappiamo del paralume Tiffany, del lavandino in acciaio inossidabile, delle assi del pavimento in cedro rinnovate, della scrivania vittoriana "lucidata", è tutto documentato in modo impersonale eppure coinvolgente!

La descrizione della casa, delle case in generale, lascia intendere quanto quegli esterni nascondano una realtà interna del tutto differente. L’apparenza, il vero valore di una classe sociale attaccata alle sue consuetudini che viene descritta in tutte le sue debolezze, incapace di reagire, di prendere parte ai cambiamenti che stanno trasformando l’ambiente stesso in cui i personaggi di Paula Fox vivono. Sono gli anni Settanta eppure l’autrice racconta il germe di quella che sarà l’attuale gentrificazione, Brooklyn è in parte fatta di case dei nuovi borghesi, degli intellettuali, in parte ancora un posto abitato da gente poverissima, l’immondizia, le case diroccate, gli ubriachi, i gatti randagi, il razzismo, il vandalismo, tutti elementi che si infiltrano nell’atmosfera ovattata delle casa di Otto e Sophie Bentwood.

La protagonista, Sophie, è una donna che vorrebbe essere altro, è chiaro, ma è “schiavizzata dalla sua introspezione”, così concentrata su se stessa che non è in grado di accorgersi che tutti i sui piccoli privilegi rischiano di crollarle addosso, di mutarsi in macerie. Sophie vuole avere il controllo del suo corpo, mette una costosa crema sul viso pur sapendo che a poco servirà, non potrà fermare il tempo, non vuole farsi curare la mano morsa dal gatto per non mostrarsi debole agli occhi del marito ma anche per l’inerzia che la contraddistingue.

Sophie si mostra stanca della razionalità del marito, sembra disprezzare il suo carattere di conservatore eppure lei stessa che si crede più aperta e tollerante verso le idee “liberal” dell’ex socio del marito, Charlie, viene vista da questo come antiquata, chiusa, gretta. Tutti personaggi tragici, Sophie più di tutti che non riesce a liberarsi, pur consapevole, della “convezione” del sotterfugio, della menzogna, l’unica cosa che è stata in grado di fare che è rimasta autenticamente vera è stata una breve relazione con un uomo che di lei però si è liberato. Sembrano degli zombie questi personaggi, sono quasi macabri, leggendo se ne percepisce la fine.

Entrambi erano in piedi, rigidi, ciascuno accumulando, quasi inconsciamente, prove contro l’altro

Sophie e Otto. Inutile domandarsi, come ha fatto Franzen, cosa abbia voluto dire Paula Fox in Quello che rimane, cosa c’è dietro che ci sfugge?

Io non lo so, penso che ognuno possa vederci i propri fantasmi, i propri demoni. Quello che rimane è un romanzo feroce, circoscritto all’interiorità dei suoi personaggi, quello è il mondo che Paula Fox ci descrive, un mondo che non ha un fuori, ha solo un dentro, il fuori è minaccia, paura.

Dio, se ho la rabbia, sono uguale a tutto quello che c’è fuori

Così dice Sophie e con questa frase vi lascio, suggerendo ovviamente di leggere il romanzo.

Quello che rimane - Paula Fox – Fazi editore – (Traduzione di Alessandro Cogolo) Pp 206 € 15,68 su IBS brossura

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