Il libro

"Queste montagne bruciano" è un romanzo al contempo esilarante e feroce, disperante e vitale, radicato in una terra bellissima e devastata dagli incendi, reali quanto metaforici. Qui vivono tre uomini a cui il destino chiede di unire le forze: Raymond Mathis, un padre solo, impotente, frustrato dalle lungaggini burocratiche e dalle limitazioni della legge; il giovane Denny Rattler, segnato da un incidente sul lavoro e sempre a caccia di una dose; Ron Holland, l'agente della Dea che non sa rinunciare a un caso. Da mesi l'Agenzia Federale per cui lavora sta cercando di ricostruire la fitta trama del traffico di stupefacenti che interessa l'ampio territorio occidentale della Carolina del Nord, al confine con il Tennessee, tra i maestosi boschi e le montagne che attraversano le aree tribali degli indiani Cherokee. Una riserva non certo preziosa, non certo immacolata. L'agente Holland sa che serve solo trovare la traccia giusta. E la traccia arriva quando al giovane Denny, ladruncolo astuto che segue poche e semplici regole per tenersi lontano dalla prigione, si presenta un'occasione cui è difficile resistere. Il caso si apre quando il figlio tossicodipendente di Raymond si mette nei guai con il suo spacciatore e Ray deve giocarsi tutto quello che gli resta per salvargli la vita, almeno un'ultima volta. Un padre, un tossico, un uomo di legge: mentre il caso avvicina questi uomini da punti diversi di un'implacabile epidemia, si compone il ritratto di un'umanità sul punto del tracollo, costretta a confrontarsi con una sola realtà: "Le nostre vite sono la somma di tutte le scelte che abbiamo fatto. Cosa sarebbe il mondo senza le conseguenze?".

La mia lettura

Queste montagne bruciano è una storia senza scampo, tutti sono in balia di qualcosa che mette a repentaglio la loro vita: la droga, il cancro, le cattive compagnie, le montagne divorate dal fuoco sono un espediente perfetto per far capire a chi legge che non si può sperare in un deus ex machina che arriva a risolvere le cose.

L’autore racconta i fatti dal punto di vista dei vari personaggi anche se i fili della trama finiscono per annodarsi tutti intorno alla vita di Raymond Mathis, vedovo e novello pensionato dopo decenni di servizio forestale.

Raymond è un uomo “lineare”, prevedibile, le sue mattinate sono cominciate sempre con un bricco di caffè e un libro e si sono sempre chiuse con quattro dita di buon whiskey e un sigaro.

Il male per Ray è rappresentato da quel ragazzo, suo figlio Ricky, un tossicodipendente che tornava a casa solo per rubare qualcosa da barattare con altra droga.

Un giorno non tornerà per rubare. Un giorno tornerà e basta. […] Ray pensava a lui ancora così, come un ragazzo, e per molti versi lo era, un bambino intrappolato in un corpo da adulto. Ricky era un quarantunenne che si stava avvicinando alla bara. C’erano delle volte in cui Ray si domandava se certi individui sono semplicemente dispiaciuti di essere nati, e quel pensiero gli faceva ancora più male perché non era un bel modo di pensare al sangue del suo sangue, non era un bel modo di pensare a suo figlio. “

Nonostante Ray guardi il figlio con disincanto il suo amore paterno gli impedisce di abbandonarlo, vuole fare l’impossibile per concedergli ancora una possibilità, a qualunque costo.

Un personaggio che ho trovato particolarmente riuscito è il Cherokee Denny Rattler:

Denny Rattler non era uno di quei coglioni che spaccano un vetro e arraffano tutto. Per lui il furto con scasso era più un trucco di magia, un gioco di prestigio che, se eseguito con la dovuta delicatezza, faceva sì che il proprietario della casa non si accorgesse nemmeno di essere stato derubato. Tanti necrologi riportavano un elenco di persone che non sarebbero state in casa al momento del funerale. Lui controllava sul Cherokee One Feather, “Tal de’ tali si è ricongiunto con il Signore”, e si concentrava sui sopravvissuti. La famiglia era talmente intrecciata al tessuto delle montagne che spesso potevano esserci quattro o cinque abitazioni ammassate nella valle e quindi lui poteva saltare fuori da una finestra ed entrare in quella vicina per farsi tutte le case una dopo l’altra, una roulotte dopo l’altra, e svignarsela prima che avessero riempito la tomba di terra. “

Denny odia se stesso più di chiunque altro, nonostante tutto si fa fatica ad avercela con lui, la faccia scavata fino all’osso, la pelle del colore della terra incolta, la maglietta col collo slabbrato e gli occhi … due cavità infossate, ma più di tutto a colpire di questo personaggio è la consapevolezza, la vergogna che prova guardandosi allo specchio.

Molto toccante il modo in cui l’autore ci porta nei pensieri di Denny, il modo in cui ci fa capire con quali prospettive si affronta un giorno dopo l’altro e senza la certezza di rimanere vivo.

Se vi piacciono le storie familiari raccontate senza orpelli, se vi piacciono le storie che toccano i nervi scoperti delle disparità sociali, allora questo romanzo fa per voi, è struggente, vi mette all’angolo, vi fa riflettere sulle casualità della vita, su quanto crudele possa rivelarsi per alcuni il destino.

Joy indugia tra le pieghe delle paure dei suoi personaggi, riesce a mantenere costante il ritmo degli avvenimenti senza cedere.

Gli appassionati degli Stati Uniti come me sanno che i problemi che l’autore racconta nel suo romanzo sono quelli che attanagliano stati come la Carolina del Nord e l’area degli Appalachi che dalla prima metà degli anni Duemila sono precipitati in una crisi senza fine consegnando gli abitanti alla povertà, alla disperazione affogata negli stupefacenti.

Una storia attuale dell’America vera.

Queste montagne bruciano di David Joy

Gianluca Testani (Traduttore)

Jimenez, 2022

Pg 256 Brossura € 19,00

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