Il libro

Frank e April Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia. La loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l’inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano, dopo quattrocento pagine fra le più intense e penetranti della narrativa americana.

La mia lettura

“Fa uno strano effetto immaginare lettori che lo aprano oggi per la prima volta” così scrive Ford nell’introduzione di Revolutionary road, eppure di lettori che devono ancora leggerlo ce ne sono tanti, molti avranno visto il film di Sam Mendes con i bravissimi Leonardo Di Caprio nella parte di Frank e Kate Winslet nella parte di April, io ho letto il romanzo e visto il film.

Cosa voleva raccontare Yates in Revolutionary road?

Ne ho discusso animatamente con mio marito che ha visto solo il film, le nostre opinioni sono contrapposte soprattutto riguardo al personaggio di April che è poi (secondo me) la protagonista del romanzo. Nicola mio marito ritiene che April sia un personaggio negativo, se Frank è immaturo April lo è molto di più e anche poco giustificabile, la sua voglia di fuggire a Parigi è velleitaria e non può essere considerata il segno del suo anticonformismo, si immagina segretaria in un organismo non governativo … (?). E’ la reazione che hanno gli altri personaggi del romanzo, non solo verso l’assurdità del piano senza fondamento di April (per mio marito) ma anche per la sua idea bislacca di una inversione dei ruoli, April propone a Frank di provvedere a lui, è disposta al sacrifico, sarà lei a lavorare e Frank non farà nulla!

Io vado un po’ oltre il dato di fatto, non voglio fermarmi alla poca concretezza del progetto di April, voglio riflettere sulla spinta emotiva di questa donna che vorrebbe evitare di cadere in trappola aggrappandosi al cieco desiderio della sicurezza a tutti i costi. La casa bianca nel sobborgo, il prato, la finestra panoramica, il marito che in abito grigio prende il treno e si avvia con centinaia di altri uomini in città in un ufficio. April è la “scheggia impazzita". E’ il periodo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti perseguono una politica sociale molto restrittiva, sono usciti da una Guerra Mondiale, la stabilità, il benessere, la divisione netta dei ruoli, sono tutte cose fondamentali per rimettere in piedi il paese.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’occupazione femminile era notevolmente calata, negli anni Cinquanta le donne lavoravano per contribuire con un reddito aggiuntivo, quello che permetteva alla famiglia di comprare la lavatrice e tutti quegli elettrodomestici che stavano diventando simbolo dello status della borghesia, i sociologi dell’epoca avevano definito il “pacchetto standard del consumismo”: casa, televisore, automobile! Ecco, il lavoro delle donne era orientato soprattutto al raggiungimento di questo obiettivo non per soddisfare ambizioni personali.

Revolutionary road è stato pubblicato nel 1961, c’era già stato il famoso “kitchen debate” fra Krusciov e Nixon alla American National Exhibition di Mosca nel 1959 (si svolse in due spazi dove erano state ricostruite due cucine: una tipica di una casa suburbana modello e l’altra «una cucina miracolo», ultra moderna completa di robot. La cucina quindi diventava l’espressione del cuore della democrazia) che voleva essere espressione dell’equazione democrazia-consumi. Nixon nel suo discorso puntò tutto sul «livello di vita straordinariamente alto» degli americani, sui milioni di auto e televisori acquistati, sul fatto che una vita prospera aveva permesso di realizzare il sogno di una società priva di classi. Krusciov affermò invece che in sette anni l’Unione Sovietica avrebbe superato gli Stati Uniti nella produzione di beni di consumo, le donne in Unione Sovietica lavoravano, si erano emancipate dal lavoro domestico inteso come costrizione.

Vi invito allora a riflettere su April, vi sembra forse che sia riuscita a sentirsi libera nel benessere offerto dall’ottimo lavoro di suo marito? April e Frank hanno due figli all’inizio del romanzo, la primogenita fu un “incidente” o tale lo considerò lei, la sua maternità non rientra nel concetto di “maternità repubblicana” … April Wheeler ha provato a uscire dal ruolo di moglie e madre, la troviamo sul palcoscenico a recitare in “The Petrified Forest” e non è un caso, sia per la storia che l’opera rappresentata racconta sia per il suo flop come attrice, ha provato a trascendere la sindrome della desperate housewive senza riuscirci, agli occhi di Frank la April che fallisce nel ruolo di attrice è qualcosa di insopportabile, cambia inevitabilmente l’immagine della donna che ha sposato.

Questa cosa è evidente nel romanzo, quasi impercettibile nel film dove il rapporto tra i due è incrinato ma non è approfondito come accade nel libro (ovvio). Frank lavora nell’azienda dove suo padre aveva fatto il venditore per vent’anni, lo considera un fallimento, non è contento, sa di essere a sua volta intrappolato in una vita che non corrisponde a ciò che sognava, eppure ad un certo punto cede al ricatto sentimentale, sta facendo carriera in quell’azienda e sa che questo avrebbe reso felice suo padre. E’ questo errore che diventa per April inaccettabile, per lei suo marito non è più capace di accorgersi di essere oramai finito nel vortice dell’alienazione della classe media bianca, sente che si sono trasformati nello stereotipo che tanto disprezzavano, sono uguali ai loro vicini di casa.

Da ambo le parti c’è consapevolezza che quei figli li hanno costretti ad abdicare al loro ruolo nella coppia, una “coppia di prim’ordine” che a quel punto ha dovuto scegliere la routine quotidiana, hanno dovuto scegliere la provincia per avere la casa col prato, i figli sono l’ostacolo più grande alla realizzazione dei loro sogni. L’ideologia del “ritorno a casa” non fa per April ma devo dar ragione a mio marito quando dice che nel suo carattere è difficile individuare una donna capace di emanciparsi davvero e con le sue forze dalla “mistica della femminilità” che dichiara di disprezzare, April sarebbe mai diventata una femminista mi sono domandata?

Non posso rispondere perché in realtà non potrebbe farlo neppure lei, il vero punto è che April non sa chi è e che cosa vuole davvero, Yates la lascia “parlare” sono negli ultimi capitoli del romanzo, prima i suoi pensieri sono filtrati dal narratore, deve aspettare April prima di potersi esprimere. E’ un romanzo che si legge facilmente perché è scritto con una prosa avvincente ma si porta dietro una complessità tale che potrei star qui a scriverne e scriverne senza arrivare ad una conclusione, il rapporto di questa giovane coppia è affascinante, Frank è un bravo ragazzo, non lo si può odiare e April non si può biasimare per non essere riuscita a trovare una motivazione, per non aver capito che le lacrime e il desiderio di autodistruzione non erano l’unico modo di uscire dagli schemi sociali, altre donne lo stavano facendo (mi viene in mente Rosa Parks e le altre donne che divennero veri e propri “bridge leader” per la comunità).

Torniamo al punto di partenza, non credo che April sia un personaggio negativo come mio marito, credo piuttosto che Yates ci abbia regalato il ritratto di una donna semplice che aveva intuito la possibilità di poter vivere diversamente, tuttavia sono d’accordo con Nicola su un fatto, così come ce la racconta Yates (bellissima, bionda, aspirante attrice) era destinata ad essere uno stereotipo, a non farcela.

Revolutionary Road – Richard Yates – Minimum Fax Traduzione: Adriana dell'Orto Introduzione di Richard Ford Pagine: 439

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