Il libro

Helen Sorella Affi dabilità, Helen paladina dei più deboli, Helen salvatrice del mondo. Helen che condivide un monolocale a New York e si occupa di ragazzi problematici dopo una breve, brevissima stagione di popolarità come artista emergente a Milwaukee. Helen che riconduce sempre tutto a sé stessa, una delle sue molteplici doti. Eppure quando il fratello adottivo si suicida, e lei torna nella casa d’infanzia in cerca di indizi che possano spiegare il suo gesto, si ritrova alle prese con due genitori che preferirebbero non averla tra i piedi e uno zelante consulente del dolore che la tratta con troppa condiscendenza. La sua indagine si complica: su un sito Internet legge che le ragioni dietro un suicidio sono sei, come illustra a un amico del fratello che la ascolta basito, ma poi si rende conto che in realtà sono migliaia, che sei è «solo un altro modo di dire abisso». Presto tra le intenzioni di Helen e le azioni delle persone che la circondano si crea un cortocircuito che dà vita a una narrazione brillante – in cui riecheggiano le opere di Bernhard, Beckett e Bowles –, impregnata di tetro umorismo, sempre in bilico tra realtà e nonsenso. Con «Scusate il disturbo» Patty Yumi Cottrell si afferma come una voce nuova e del tutto singolare nel panorama letterario mondiale.

La lettura di Monia

“Fissai lo sguardo sulla parete bianca dal mio lato del monolocale. Qualche giorno prima, quando lui era ancora vivo, avevo lavato le pareti con un prodotto disinfettante e ci avevo passato sopra uno strofinaccio intriso di olio di limone. Nell’arco di una notte tutto era cambiato, in una prospettiva temporale. I fatti adesso si dividevano fra pre e post suicidio. Io mi posizionavo nel post.”

Vi dico subito che ho pianto sulle ultime parole del romanzo di esordio di Patty Yumi Cottrell, ma voi non barate: non andate subito a leggere l’ultima pagina. Così non vale e, soprattutto, così non capireste e vi perdereste il percorso di Helen. Partite come me, come Helen, da quella domanda che mi hanno insegnato ci debba essere all’inizio di ogni romanzo, quella domanda dalla quale muove la storia.

“Il 30 settembre, il giorno in cui mi arrivò la notizia della morte di mio fratello adottivo, mi arrivò anche un nuovo divano di IKEA”

Scusate il disturbo ci “sbatte in faccia” subito la morte di quel fratello adottivo a cui Helen pare essere così legata, ma del quale, in fondo, conosce molto poco. Cottrell ci presenta così Helen, la voce narrante, colei che ci porterà attraverso i suoi pensieri a indagare sulle ragioni che possono portare a un suicidio, ma, in fondo, anche a indagare sullo stare in vita. Sul perché qualcuno decide di arrendersi e qualcuno, invece, di tenere duro, aggrappandosi anche a una vita che non è proprio quella che vorrebbe.

“Lo so chi sei. Sei quella che è ancora qui mentre lui è morto.”

Helen è un personaggio che, probabilmente, nella vita reale in molti detesterebbero. È la ragazza che in strada non ti volti a guardare, o forse lo fai solo perché indossa scarpe o vestiti non proprio della taglia giusta, recuperati in qualche cassonetto. È la figlia adottiva che persino i genitori trovano imbarazzante, della quale forse nemmeno sentono la mancanza. Helen la noti perché parla senza filtri, magari infastidendoti anche. Ma qua, nel romanzo, dove tu riesci a vedere oltre, dove per qualche ora ti ritrovi a navigare tra i suoi pensieri, i suoi dubbi e i suoi ricordi, ecco qui non puoi che volerla abbracciare stretta e dirle “andrà tutto bene…” pur sapendo che lei quell’abbraccio lo rifiuterebbe, non essendo cosa sua, non capendolo. Lei sbaglia strada, mangia la torta che non dovrebbe mangiare, fa domande dirette per indagare la verità che sta cercando, gioisce per l’acquisto di un maglione nero da indossare a un funerale, perché quello è forse l’unico acquisto che si concede da quasi sempre. O per un “Come stai?” che pare non voler mai arrivare.

Perché quel lutto pare non dover essere anche suo. Helen, in fondo, è quella che ha capito poco anche di un fratello con il quale ha condiviso, se non altro, due genitori, una casa e la condizione di essere figli adottivi. Oltre al fatto di essere entrambi coreani e desiderare di essere bianchi, non diversi. Helen è vera e lo è anche perché noi la vediamo da dentro, passeggiando tra i suoi pensieri e i dialoghi ad alta voce fatti, ancora, a se stessa. Si interroga, indaga nei ricordi passati che ora vengono trasfigurati, letti attraverso la “lente del suicidio”. La sua è, in fondo, anche un’indagine sul tempo, sulla sua utilità, sul come lo percepiamo.

“Non lo avevo mai guardato dicendo, Fratello adottivo, come ti trovi su questo pianeta? Non mi parlava mai di sé e questo di certo faceva parte del suo piano. A posteriori era logico pensare che stesse nascondendo un piano grandioso, un piano che prevedeva il suo suicidio. Sarebbe stato un magnifico architetto, pensai disperata, o uno scrittore […] Un eccellente ricamatore.”

E il fratello sarà sempre il fratello adottivo, i genitori saranno sempre (o quasi) i genitori adottivi, come se Helen non volesse ricordarne i nomi o come se volesse sottolineare fino all’ossessione di essere una figlia e una sorella adottiva, appunto: qualcosa di, in qualche modo, estraneo. Helen pare essere una di quelle presenza sempre ai margini, fuori luogo: inadeguata. Sbagliata forse…

“… continuavano a guardarmi con un misto di stupore e disgusto, il disgusto che normalmente si riserva agli scarafaggi.”

La scrittura di Cottrell è scorrevole e intrisa di un umorismo dai toni tetri. Parla di suicidio senza scivolare mai nella cupezza che l’argomento potrebbe richiedere; mantiene quasi sempre il distacco di chi non vuole mettere in gioco completamente i sentimenti, di chi vuole sapere il perché ancora più del come, di chi solo dopo aver capito potrà concedersi alla sofferenza. Trascina in situazioni al limite del grottesco del nonsense, alle quali il lettore crede come crederebbe a un personaggio uscito dalla penna di Woody Allen.

Ridendo a denti stretti, consapevole che quella risata è qualcosa di eticamente scorretto. Seguite quindi Helen nella sua indagine sulle cause del suicidio, tra le sue domande indiscrete, affezionatevi a lei e al suo modo di accettare, con una certa dose di rassegnazione, la vita

“Meno di un anno fa ho gettato a terra la mia bussola morale e le schegge sono volate ovunque. La bussola, quando ancora era intera, non aveva fatto nulla per me! Preferivo le schegge! Le ho raccolte in una paletta e le ho buttate via. Quando si è disperati la bussola morale impazzisce, le nostre convinzioni possono subire un cambiamento radicale. Mai scolpirle nella pietra, perché a volte è necessario rivederle, e altre addirittura farle a pezzi”

e poi arrivate a quel finale che saprà stupirvi e, probabilmente, farvi guardare in modo diverso l’intera lettura che avete fatto. Quel finale che a me ha fatto scendere una lacrima, decisamente inaspettata.

E poi venite a dirmi se non è successo anche a voi. Monia Merli

SCUSATE IL DISTURBO di PATTY YUMI COTTRELL 66THAND2ND  Traduzione di SARA REGGIANI

Pagine: 208 16,00 €

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