Questo non è un libro di una scrittrice americana, è un libro di una scrittrice francese che racconta una donna americana, che racconta l'America in un modo speciale e quindi ho voluto ospitarlo qui!

Il libro

Di Barbara Loden sappiamo poco: nata sei anni dopo Marilyn Monroe nella provincia americana, si trasferisce giovanissima a New York dove lavora come modella, pin-up, ballerina, per poi recitare in due film di Elia Kazan, che sposerà nel 1969. Mescolando fiction, auto-fiction e biografia, Nathalie Léger si immerge nel mistero di Barbara e di Wanda, ci porta alla scoperta di una delle figure più affascinanti della cinematografia hollywoodiana, illustrandoci le debolezze, le rinunce e le lotte di una donna che soltanto nel cinema ha trovato la forza di gridare silenziosamente il suo malessere.

La mia lettura

“Vista in lontananza, una donna avanza dalle tenebre. Non siamo nemmeno certi si tratti di una donna, siamo troppo distanti. Su un fondale che frana, una figurina bianca, solo un puntino sopra l’immensità scura, procede lenta e noncurante tra le macerie accumulate che la sovrastano, in mezzo alle pareti enormi create dagli scavi, dagli avvallamenti rocciosi, dai rilievi terrosi che di lì a poco verranno distrutti dai camion. Seguiamo con un campo lunghissimo questa miniatura diafana che si muove determinata sull’orizzonte ingolfato. E talvolta, la polvere assorbe e dissolve la figura che cammina ostinata, irradia un istante e poi non diventa che una macchia sfocata, quasi indistinta, trasparente come un buco luminoso nell’immagine, un punto cieco sul paesaggio distrutto. Sì, è una donna. All’inizio l’abbiamo vista seduta in fondo a un autobus vuoto, che guardava fuori senza vedere niente, e abbiamo sentito, ripetuto due volte, quasi scagliato, il suo nome, Wanda, Wanda, una voce d’uomo che lanciava al di sopra della storia una domanda sorda, ansiosa, l’unica volta che ha pronunciato il suo nome.”

Non posso non avvertirvi che leggere Suite per Barbara Loden senza aver visto il film significa privarsi di una parte di piacere tuttavia, se leggete il brano che ho proposto, vi accorgete facilmente che Nathalie Léger ha indugiato nell’ecfrasi per consentire a tutti di figurarsi le scene del film. Wanda è una casalinga americana bianca, è bionda e con pochi stimoli, anzi, diciamo pure depressa. Casa, figli e marito non rappresentano più nulla per lei, al momento di presentarsi in tribunale per l’udienza del sui divorzio arriva con i bigodini in testa.

Wanda non ha più voglia di nulla “I’m just no good!” (Non sono buona a niente!) dice di se stessa. Una sera in un bar, si trova senza volerlo coinvolta in una rapina. Mr Dennis è il rapinatore che decide di tirarsela dietro come sua complice. Wanda sembra “rianimarsi”, approfitta di Dennis per farsi comprare vestiti, sta al gioco ma al momento del dunque, quando deve agire per aiutarlo a svaligiare una banca … “I can’t do it! I can’t do it!” (Non posso!), è questo che dice.

“Una donna appariva tra le pieghe di un lenzuolo sporco, abbandonando il sonno a malincuore, svegliandosi solo per infilarsi tra le pieghe indisponenti dell’esistenza — che cosa ha sognato? visi luminosi, il quieto ordine di una stanza, un gesto di riconoscenza ripetuto all’infinito? Si raddrizza, accecata. Tutto scappa, tutto le sfugge, adesso non farà che perdersi tra le ombre.”

Ma, direte voi, chi è Wanda? Non stavamo parlando di Barbara Loden? E chi è Barbara Loden? Barbara Loden era un’attrice americana e Wanda la protagonista dell’unico film che scrisse e girò come regista interpretando anche il ruolo della protagonista, Wanda Goronski, siamo nel 1970 e il film viene presentato in concorso a Venezia vincendo il Premio Pasinetti come migliore film straniero.

Cosa ha fatto Nathalie Léger? Ha raccolto ogni informazione possibile su Barbara Loden, si è recata nei luoghi in cui fu girato il film, nelle cittadine fossili della Coal Region dove si scavava carbone ha provato a indagare sulla vita di questa misteriosa donna, moglie del regista Elia Kazan, trovando in verità ben poco. Suite per Barbara Loden è dunque il tentativo di svelare Barbara attraverso Wanda, l’appiglio le viene dalla stessa Loden credo, fu lei a dire in una intervista:

“ E’ come mostrare me stessa com’ero una volta” riferendosi al suo personaggio …

Come disse Marguerite Duras, dietro alla figura della Wanda di celluloide si staglia nettamente quella della stessa Loden:

“In Wanda accade un miracolo. Normalmente, c’è una distanza tra rappresentazione e testo, soggetto e azione. Qui quella distanza è completamente annullata.”

La scrittura di Nathalie Léger è asciutta, documentaristica, è determinata nel suo obiettivo che è trovare la vera Barbara Loden, vuole presentarcela fino in fondo, carpirne l’indole e finisce per intestardirsi soprattutto su quelle che erano le caratteristiche di Wanda, la Barbara di Léger deve necessariamente desiderare l’isolamento, sentirsi sconfitta ma mi sono chiesta … con questa Suite non ha forse reso omaggio a Barbara a danno di Wanda?

“lei è Barbara Loden, è bionda, ha i capelli lunghi con la frangia, ha il viso largo, gli zigomi alti, il naso rotondo, gli occhi verdi ma certi giorni neri — e anche: minuta, delicata, seni piccoli, gambe lunghe, stivali e minigonna, una ragazza degli anni sessanta. Per difendersi, sorride spesso. Ha lo sguardo attento, ansioso, spesso smarrito, poi di colpo sorride, raggiante. È sincera, ma senza volerlo lascia credere spesso il contrario. Indossa un piccolo top color calendula.”

Come si descrive una persona che non si conosce? Si è domandata Nathalie Léger, l’ha descritta così. E come si racconta una storia normale ?

Perché la storia di Wanda è una storia ordinaria, con qualche colpo di scena ma nulla di incredibile eppure è stata raccontata da Barbara Loden al cinema e in modo trasversale da Nathalie Léger, con grande enfasi, con il coinvolgimento tipico di chi, in qualche modo, si identifica proprio in quel “niente di speciale”, in quella decisione di concedersi l’apatia, di perdere consapevolmente ogni cosa e rassegnarsi crogiolandosi nel vuoto che lascia la perdita stessa.

“Una persona che conosceva bene Barbara Loden mi ha detto: She said it is easy to be avantgarde but it is really difficult to tell a simple story well. Diceva che è facile essere all’avanguardia ma è veramente difficile raccontare bene una storia semplice.”

Sapete cosa accade leggendo Suite per Barbara Loden? Di cercare in Barbara e in Wanda la Nathalie Léger che le ha raccontate. Un libro davvero singolare, fa venire voglia di parlarne, di cercare altre informazioni, di guardare altri film in cui recita la Loden e altri libri scritti dalla Léger.

Suite per Barbara Loden di Nathalie Léger - La Nuova Frontiera editore (traduzione Tiziana Lo Porto) Pg 128 € 15,00 cartaceo io ho versione ebook € 9,49

Categoria: