Oggi molti giornali riportano la notizia che vuole Trump alle prese con le attività che riguardano i contratti di locazione petrolifera dell’Arctic National Wildlife Refuge (ANWR), una immensa area naturale nell’Alaska nord-orientale (è più grande dell’Irlanda) dove fino a questo momento non si sono mai fatte trivellazioni.

Sempre in Alaska Trump aveva già deciso di revocare le protezioni che impedivano attività di disboscamento della foresta nazionale di Tongass che è considerata il “polmone verde” del Nord America dal momento che è la più grande foresta pluviale temperata del mondo. Ma cosa è successo in Alaska durante queste ultime elezioni? Ha vinto Trump!

The Last Frontier, l’ultimo Stato, quello più a nord e quello più grande anche se scarsamente popolato, la maggior parte degli abitanti (circa 730.000 in tutto) vive ad Anchorage (ogni volta che penso a questa città mi viene in mente la serie Tv Un medico fra gli orsi!) e sono storicamente conservatori, per tradizione eleggono sempre candidati Repubblicani, penso che l’unico politico dell’Alaska che conosco è Sarah Pallin per via di quella nomina a potenziale vice Presidente che aveva incassato da John McCain e soprattutto per il suo ruolo nel movimento ultraconservatore Tea Party.

Verrebbe da pensare all’Alaska come a uno Stato di destra, invece non è proprio così, non sono, sembra, integralisti stronghold Repubblicani come nello Utah o nel Wyoming, di solito spingono per candidati più moderati, pro-choise, e si preoccupano che vengano mese in piedi politiche di sostegno economico per i soggetti più svantaggiati che sono numerosi su quel territorio.

Insomma … sono Repubblicani ma probabilmente non stravedono per uno come Donald Trump e la fedeltà al partito stavolta temo gli costerà cara anche perché non è neppure certo che nell’ ANWR ci siano realmente risorse da sfruttare, saranno attività costosissime che non potranno iniziare prima di dieci anni e le aziende che se ne occuperanno dovranno fare i conti con l’opinione pubblica che, sembra, non si sia mai dichiarata a favore!

La fragilità delle motivazioni finanziarie/economiche di queste decisioni di Trump si riscontra facilmente in un fatto eclatante: JPMorgan Chase, che è praticamente l’istituzione finanziaria più importante degli USA, ha letteralmente messo al bando qualunque supporto finanziario che abbia come fine la ricerca di gas e petrolio nell’Artico proprio per i pericoli che ciò rappresenterebbe per l’ambiente! Quello che possiamo augurarci è che Trump non riesca a chiudere questi contratti prima del 20 di gennaio per offrire al povero Biden l’opportunità di rimediare!

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