L’8 novembre 2016 Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. The day after, i più importanti giornali di tutto il mondo riportavano ovviamente la notizia e i titoli erano:

il Guardian: ‘’Vince Trump. Ora il mondo aspetta’’, e…: ‘’Distruggerà l’America?’’;

New York Times: ‘’Trump trionfa. L’outsider mogul cattura la presidenza, stordendo Clinton negli stati chiave’’:

Libération: ‘’American psycho’’:

Nezavisimaya Gazeta: ‘’Trump ha sconfitto le leggi della gravitazione politica’’;

Suddeutsche Zeitung: ‘’Il trionfo di Trump sconvolge l’Europa’’;

Haaretz: Stupore in tutto il mondo: Trump eletto presidente’’;

Makkah Al Mukarramah: ‘’Trump…come ha vinto?’’;

il Toronto star: ‘’E ora?’’

(se volete approfondire potete andare a cercare l’articolo di Internazionale: ‘’La vittoria di Trump. Le prime pagine dei giornali di tutto il mondo’’).

Praticamente tutti mostrarono di essere preoccupati per quanto avrebbe fatto Trump e soprattutto temevano che gli equilibri internazionali sarebbero stati travolti da questo Presidente.

E facevano tutti bene a preoccuparsi! Il tycoon, completamente inesperto in fatto di politica internazionale, non ha perso occasione di commentare su Twitter in questi anni ogni evento di rilievo che ha scosso il mondo e non sono state poche le volte che ha scambiato fischi per fiaschi come quella volta che durante un comizio a Melbourne, in Florida, dichiarava la sua solidarietà alla Svezia per un attentato in realtà mai accaduto, o quando si è ostinato a chiamare la Namibia Nambia … e questi sono due esempi neppure tanto gravi!

In questi ultimi giorni ho guardato su Sky The Comey Rule, la miniserie tratta dal libro di memorie di James Comey ex direttore dell'Fbi durante la campagna Trump-Hillary, lui repubblicano, ligio al dovere e grande mediatore, riesce egregiamente a coniugare l’ etica del suo ruolo e la real politik fino a quando non arriva l’uragano Trump. Guardando la serie, basata su fatti realmente accaduti, è chiarissimo che la paura circa il rischio di vedere sovvertiti gli equilibri di politica internazionale era fondata, da quando Trump è arrivato alla Casa Bianca la “politica russa” degli USA è saltata ma sostituita da cosa?

E’ chiaro solo che Trump ha voluto subito prendere le distanze dalla “tradizionale demonizzazione” di Putin.

Guardando invece agli equilibri con il Vecchio Continente, Trump ha deciso di far emergere un problema che covava da tempo sotto la cenere, il “burden sharing”, lo ha fatto con i suoi metodi !

La Norvegia e il Belgio si sono visti arrivare una email con la quale Trump rinfacciava alla prima: “rimane il solo alleato Nato a condividere un confine con la Russia senza un piano credibile per spendere il 2% del Pil in Difesa” e al secondo “diventa sempre più difficile giustificare ai cittadini americani perché alcuni Paesi continuino a fallire nel rispettare gli impegni condivisi di sicurezza collettiva”.

Inutile dirvi che entrambi hanno risposto per le rime!

Nelle prime settimane della sua presidenza Trump si è dato da fare firmando ben 23 executive orders salvo poi rivederli quasi tutti, ciò che più gli importava era farsi vedere affaccendato a firmare, un modo semplice per mostrare i muscoli del suo “Administrative Presidency”.

I profani come me si sono domandati per quattro anni se la Presidenza Trump sia stata davvero “improvvisata” come sembra, sinceramente non credo, per me lui una “rotta” da seguire pensava di averla ma poi, come accade spesso, le sue priorità sono cambiate per gli eventi che man mano hanno richiesto un’azione, non ultimo il Covid.

Ma su Trump e sulla politica americana tornerò ancora! Sto seguendo un corso di geopolitica proprio per acquisire maggiore consapevolezza … di fatto ho una laurea in Scienze Politiche diamine!!!!

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