La terza tappa di questo viaggio Usa Coast to Coast è quello che la famiglia Joad di Furore percorse con tutti gli intoppi che ci ha raccontato meravigliosamente Steinbeck.

Il viaggio continua … si va verso Flagstaff, Arizona. “First come first served” Il primo che arriva viene servito per primo.

Questo è il cartello che si trova in stazione! Puoi aver comprato il biglietto ma non è detto che ci sia posto per tutti sul bus … questa tappa vedrà l’autore percorrere, a bordo della “corriera” il deserto, la terra dei Navajo, il panorama è una immensa pianura deserta punteggiata dalle “mesa”, che sono una sorta di montagne rocciose piatte in punta.

Questo tratto della Mother Road “Simboleggia gli okies, cioè i contadini impoveriti a seguito del Dust Bowl, le tepeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali negli anni trenta del secolo scorso […] C’è un intero capitolo di Furore dedicato alla Route 66. Steinbeck definisce “il grande itinerario dei popoli nomadi”, “il calvario dei popoli in fuga, di gente che migra per salvarsi dalla polvere e dall’isterilimento della terra” “.

Oggi la strada più famosa del mondo è “attiva” solo in alcuni tratti, li hanno ripristinati proprio a fini turistici, in generale dal 1985 è stata sostituita da “intestate” a doppia corsia. Attraversare questo tratto degli Stati uniti significa vedere il Continental Divide of the Americans, quella linea che parte dall’Alaska e poi va a tagliare in modo verticale tutti gli USA fino alla Terra del Fuoco. Su questo tragitto si incontra una città famosa ai lettori di Tex Willer: Gallup, vicina a Window Rock, il capoluogo e sede amministrativa della Navajo nation, qui se vi fermate in un posto di ristoro (ne esistono anche in mezzo al nulla e la cosa che mi ha davvero sorpresa è che nei bagni c’è sempre la carta igienica! In Italia succede spesso di non trovarla negli autogrill! Mi sono domandata chi viene a rifornire ogni giorno questi bagni … alcuni sono davvero sperduti) e volte comprare il giornale troverete il The Independent il cui claim è The Truth well told (la verità detta bene).

Gallup è conosciuta come "il cuore del paese indiano", è stata fondata a fine ‘800, era un posto dove la ferrovia Atlantic and Pacific Railroad smistava merci, il suo nome deriva da David Gallup che della ferrovia era un pagatore. Se volete fermarvi a Gallup potete visitare: il Red Rock Park, il Gallup Cultural center,il Gallup Inter-Tribal Indian Ceremonial, il Navajo Code Talkers Museum. Attraversando l’Arizona c’è un’area molto estesa di quella che era la terra dei Navajo e degli Apache caratterizzata dalla cosiddetta Petrified Forest, se ci passate in macchina ve la ritroverete coperta di polvere sabbiosa rossa … (giuro!) bisogna aspettare di arrivare a Flagstaff per vedere alberi e verde, è un posto singolare, essendo a 2100 metri l’aria è fresca eppure si trova nel bel mezzo dell’Arizona che è calda da morire.

Flagstaff è una meta abbastanza frequentata dai turisti perché è sulla strada che porta alla Monument Valley e al Grand Canyon, sicuramente da visitare:

Historic Downtown Flagstaff, il Pioneer Museum, il Museum of Northern Arizona, la Riordan Mansion è una casa museo storica.

La montagna più alta dell’Arizona è l’Humphreys Peak, 3852 metri!

Da Flagstaff Mauro Buffa riparte e va verso Las Vegas, in Nevada dovrà attraversare il deserto del Mojave che è il deserto dove si trova la Death Valley.

La Valle della Morte, il posto più caldo in cui io sia mai stata! Quel giorno c’erano 50 gradi, credo di avere ancora da qualche parte la foto del cruscotto dell’auto che segnava la temperatura infernale! La caratteristica di questo deserto è che è la più bassa depressione del Nord America, 86 metri sotto il livello del mare.

Il deserto prende il nome dai nativi omonimi, suggestiva la Spirit Mountain, ora qui di spirituale c’è ben poco, i nativi rimasti di solito gestiscono casinò in una riserva lungo il Colorado River. Se ricordate le Time Zone a cui accennavo nella prima tappa … beh qui si entra nell’orario della Pacific Time Zone.

Ma ecco che si arriva a Las Vegas, la città più assurda che abbia mai visto, non è una meta che suggerirei ma se ci passate davanti un giorno soltanto, per curiosità, fermatevi, mi ricordo che arrivando la cosa che mi ha colpito è che la periferia della città è bellissima, tutte case basse a schiera, perlopiù bianche o comunque colori molto chiari, una zona residenziale delle nostre città, tutto intorno aziende, tantissime. La prima cosa che ho visto entrando in auto in città è stato: un tizio che faceva bungee jumping dalla cima di un grattacielo (un albergo), la Trump Tower che sembra un lingotto d’oro, una donna di colore che guidava con indosso il solo accappatoio e i bigodini in testa.

Las Vegas è conosciuta anche come Sin City (la città del peccato), a me è sembrata una città di disperati, gente ubriaca per strada ma tutti o quasi erano orientali, sudamericani, pochi bianchi dall’aspetto danaroso … in compenso qui gli hotel costano meno. La Strip, lunga 6 km, è praticamente una sorta di sterminato luna park con immensi palazzi che riproducono Venezia con Piazza San Marco, un castello dal nome altisonante di Excalibur, il famoso Cesar Palace e mille altre costruzioni decisamente Kitsch. Se vuoi cenare, nella città del gioco d’azzardo, un ristorante o simile normale è difficile da trovare, di solito sono fuori dalla Strip e se non arrivi entro le 21.00 potresti anche non mangiare visto che tutto ruota intorno ai casinò e ai grandi alberghi.

Ho ancora un vestito estivo bianco in simil pizzo che comprai in un negozio a buon mercato per poter entrare in uno di questi casinò, per curiosità, il dress code era: abito bianco! Se volete vedere qualcosa di curioso cercate una delle numerosissime wedding chapel dove le proposte per le cerimonie sono di svariata natura e di diverso prezzo , quest’ultimo cambia a seconda del numero degli invitati.

Cose gratis da vedere: Le Bellagio Fountains, credo di aver conservato un video, il Silverton Aquarium per vedere come danno da mangiare agli squali, la Fremont Street e, per i miei gusti nessuna di queste cose mi ha stupita, sono ben poca roba per noi europei, a meno che non siate patiti di pacchianate!

E anche la tappa n 3 finisce qui!!!!

USA coast to coast. Da New York a San Francisco in Greyhound attraverso quindici stati, quattro fusi orari e un uragano di Mauro Buffa - Ediciclo edizioni

Categoria: